Quindici anni senza Melania Rea. Aveva 28 anni, una figlioletta di 18 mesi, parenti e amici che le volevano bene. Una persona a lei vicina - il marito Salvatore Parolisi - però l’ha uccisa, come ha stabilito la giustizia italiana. Tuttavia nell’opinione pubblica sono in tanti a pensare che non abbia ricevuto la giustizia che meritava. E il suo assassino presto potrebbe uscire dal carcere.
L’omicidio di Melania Rea
Il sito della Polizia Penitenziaria riporta l’intera vicenda. È il 18 aprile 2011. Da un bar di Colle San Marco parte una telefonata al 112: è la proprietaria del bar, che racconta di aver incontrato un uomo che affermava di non trovar più la moglie. Al telefono con il numero d’emergenza, Parolisi - che si presenta come militare in servizio al 235° Rav di Ascoli Piceno, dove effettivamente era caporal maggiore - spiega che la moglie Carmela Rea, detta Melania, si sarebbe allontanata per andare in bagno mentre lui restava con la figlia di 18 mesi intenta a giocare sull’altalena, e che la donna non rispondesse al telefono. In serata, Parolisi avrebbe presentato denuncia di scomparsa.
Due giorni dopo tuttavia, al 113 di Teramo una telefonata anonima segnala il ritrovamento di un corpo nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella. Qui gli inquirenti trovano il cadavere di Melania Rea, con i vestiti scomposti, con degli sfregi a forma di svastica a deturparle le cosce e il ventre, con una siringa piantata nel cuore. Gli investigatori avrebbero scoperto ben presto che si trattava di un depistaggio.
Il suo omicidio presentava infatti chiari segni di overkilling, attraverso le 35 coltellate che le erano state inferte: Melania Rea conosceva bene il suo assassino, che aveva agito in preda alla rabbia. Attraverso ricostruzioni, impronte, indagini di background, l’assassino fu individuato proprio in Parolisi, che fu condannato dapprima nel 2012 alla pena dell’ergastolo con interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale e decadenza dalla potestà genitoriale. Nel 2015 però la corte d’appello - grazie anche al rito abbreviato - riduce la pena a 20 anni, escludendo l’aggravante della crudeltà. Quest’ultima condanna viene poi confermata in Cassazione.
Cosa fa oggi Salvatore Parolisi
Attualmente Salvatore Parolisi è recluso nel carcere di Bollate, dopo aver soggiornato per un periodo nel carcere di Torre del Gallo a Pavia. Nel 2023 il suo legale Antonio Cozza aveva raccontato a IlGiornale: “Salvatore lavora come centralinista all'interno del penitenziario e sta studiando Giurisprudenza all'Università di Milano. Il fine pena con i giorni di liberazione anticipata è previsto per il 2029. È sempre stato un detenuto modello e quindi, man mano, potrebbe ottenere la semilibertà e tutta una serie di benefici, restando sempre sottoposto al controllo delle autorità”. In effetti per il 2027 potrebbe ottenere di lavorare fuori dal carcere di giorno.
A luglio 2023 aveva fatto molto discutere un’intervista choc rilasciata da Parolisi a “Chi l’ha visto?” durante un permesso premio, intervista in cui il condannato aveva accusato la famiglia di Melania Rea di ingerenze nel rapporto e aveva espresso una sorta di autodifesa: “Non si vive per inerzia, no? La vita è fatta di tanti valori. E anche l’amore ti fa vivere, ti fa andare avanti. Per me il matrimonio era la realizzazione di un sogno. E poi? Qual è stata la verità? Se ne andava, non veniva, ogni tanto venivano loro (i genitori di Rea, ndr), non potevo nemmeno stare con mia moglie a letto. La mamma che ogni tanto si è addormentata con lei. Poi è uscita incinta”.
La famiglia Rea ha seccamente smentito questa versione. Nel 2025, il padre della vittima, Gennaro Rea, aveva esclamato in un’intervista: “Cosa avrebbe dovuto subire ancora mia figlia per definire quel gesto crudele? Chi uccide in quel modo, davanti alla propria figlia, non dovrebbe uscire più dal carcere. Invece oggi, come allora, si continua a morire e la giustizia resta cieca”. Intanto la figlia Vittoria nel 2020 ha cambiato legalmente il suo cognome in quello materno: aveva solo 18 mesi quando la madre è stata uccisa, peraltro dal padre Salvatore Parolisi a stretta distanza.
Il senso di un’eredità morale
Oggi Melania Rea non è solo un ricordo nei cuori di chi l’ha amata. Nel 2026 è attesissima la serie Melania, realizzata per Hbo Max, con protagonista Maria Esposito: la serie racconta dell’omicidio e l’iter giudiziario che ne è seguito. E intanto il fratello di Melania, Michele Rea, inaugurando una panchina rossa il 9 aprile 2026 a Teramo, aveva detto ai giovani presenti: “Voi potete scrivere un futuro diverso, un futuro senza più paura”.
Alcune cose sono infatti cambiate da allora: oggi esiste il reato di femminicidio che comporta l’ergastolo per esempio. “Qualcosa a livello di leggi è stato fatto - ha commentato Michele Rea in una recente intervista a IlCentro - e basti pensare proprio alla legge sul femminicidio arrivata dopo la morte di Melania, al fatto che non è più possibile chiedere il rito abbreviato. Ma evidentemente tutto questo ancora non basta. Serve altro. Guardi il caso di Melania e pensi che il suo assassino potrà uscire dal carcere e rifarsi una vita, come se l’omicidio fosse stato una parentesi. Io non credo che chi ha ucciso in quel modo possa redimersi, possa pentirsi. Penso che chi ha fatto una cosa così possa rifarla. Dopo l’omicidio la mia famiglia ha fondato un’associazione contro la violenza sulle donne perché l’attenzione resti sempre alta, perché si denunci subiti, perché le donne non si sentano sole. Ma è lo Stato che deve fare di più per frenare questa strage. Senza lasciare solo chi resta a piangere una sorella per tutta la vita”.