Si riapre la discussione sugli autovelox non a norma, ovvero non omologati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: a far luce su un nuovo caso di multa che non deve essere pagata è nientemeno che un ex giudice di pace che ha fatto ricorso dopo essersi visto recapitata una multa comminata da un dispositivo non omologato.
Cosa è successo
A raccontare la vicenda al Corriere della Sera è stato Marco Suttini che ha esercitato la carica di giudice di pace dal 2003 al 2019 occupandosi, nella sua carriera, di migliaia di casi simili al suo valutando, ogni volta, quali fossero le sanzioni corrette e quali no. Stavolta si è trovato lui stessi nei panni di un cittadino multato da un dispositivo non a norma tra le strade del Polesine, in Veneto. Nel dettagio, l'autovelox non a norma si trova sulla Statale 16 a Bosaro, provincia di Rovigo.
La "doppia" multa
L'ex giudice Suttini ha raccontato al quotidiano che in un primo momento gli era stata comminata la sanzione per superamento dei limiti di velocità in quel tratto stradale sull'auto intestata alla moglie: la contestazione era per aver toccato i 69 Km/h in un tratto dove non si poteva andare oltre i 50 Km/h. Per questa infrazione bisognava dichiarare, come avviene sempre in questi casi, chi fosse alla guida e soprattutto la sanzione prevedeva tre punti in meno dalla patente e 198 euro di multa. Attivatosi immediatamente, ha fatto ricorso: il giudice che ha esaminato il caso gli ha dato ragione bloccando sia la sanzione ma anche l'obbligo di dover comunicare i dati del conducente.
Il nuovo ricorso
Qualche giorno dopo, però, arriva una nuova sorpresa: ecco che gli viene recapitata un'altra multa, maggiorata, dal valore di 316 euro per non aver comunicato i dati di chi fosse alla guida anche se il giudice avesse già stabilito che non era necessario o dovuto visto che la sanzione era già stata sospesa precedentemente. Insomma, una lungaggine burocratica che rimette in luce la differenza tra autovelox approvati ed omologati: a fine 2025 è arrivato l'elenco dei dispositivi censiti e quindi in piena regola per poter erogare multe agli automobilisti indisciplinati e, in teoria, sono stati spenti (e si stanno spegnendo) tutti gli altri che hanno causato una pioggia di ricorsi.
Già nel 2024 la Cassazione si era pronunciata nel merito spiegando che "l’approvazione non può sostituire l’omologazione", aprendo la strada all’annullamento di migliaia di multe.