Niente messa alla prova per John Elkann. Il gip di Torino Giovanna De Maria ha infatti respinto l'istanza avanzata dalla difesa del presidente di Stellantis e Ferrari nell'ambito dell'inchiesta sull'eredità della nonna di Elkann, Marella Caracciolo, riaprendo di fatto il percorso ordinario del procedimento penale.
Il giudice per le indagini preliminari aveva già rigettato la richiesta di archiviazione della procura piemontese, disponendo, per Elkann e per il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero, l'imputazione coatta a dicembre scorso. A quel punto gli imputati avevano chiesto la messa alla prova, incassando il parere favorevole dei pm Mario Bendoni, Marco Gianoglio e Giulia Marchetti, anche sulla base del ricco versamento da circa 183 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate effettuato da John congiuntamente con i fratelli Lapo e Ginevra per chiudere la partita fiscale.
Il no del gip alla messa alla prova (che avrebbe permesso di sospendere il procedimento e di estinguere il reato per Elkann al termine di un percorso di lavori di pubblica utilità o di condotte riparatorie) non è peraltro una sorpresa, visto che la stessa sorte era toccata appena venti giorni fa all'istanza di patteggiamento presentata dal coindagato dell'ad di Exor nel procedimento sull'eredità della moglie dell'Avvocato, il commercialista Ferrero che si era visto negare il rito alternativo a metà gennaio.
Eppure, paradossalmente, la decisione del giudice torinese potrebbe aver segnato il destino del procedimento. Ora il fascicolo torna infatti in procura dove i pm dovranno riattivare la fase conclusiva delle indagini, notificando una nuova chiusura indagini e valutando le eventuali responsabilità degli indagati nei reati fiscali loro contestati. Ma questa nuova partenza allungherà fatalmente i tempi spingendo il procedimento verso il traguardo della prescrizione, che dovrebbe scattare ad agosto del 2027.
Insomma, adesso pare essere proprio il fattore tempo a diventare centrale e a rendere concreta la prospettiva di una estinzione del reato, se come è peraltro prevedibile il processo non dovesse arrivare a una sentenza definitiva prima di quella data.
Un esito che chiuderebbe comunque anche il capitolo penale per John Elkann, dopo la già citata definizione sul fronte fiscale con il maxi pagamento all'Agenzia delle Entrate. Ma questa è una prospettiva che comunque i difensori del manager nipote di Gianni Agnelli - Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi - non sembrano auspicare. "Non facciamo calcoli, difendiamo una persona che non ha fatto niente - hanno detto i due avvocati lasciando il tribunale di Torino dopo il no del gip - e andremo avanti sul merito e dimostreremo che John Elkann non ha fatto nulla".
Per i legali, era una decisione "attesa" anche quella del rigetto alla messa in prova da parte del gip, ma il no, nei fatti, secondo gli avvocati di Elkann "non cambia niente, perché adesso gli atti saranno restituiti al pubblico ministero".
Anche di fronte al rischio prescrizione, la posizione del manager di casa Agnelli resta insomma quella di difendersi in aula, senza considerare la scadenza dei termini - che comunque, dopo ieri, è sempre più concreta - come un obiettivo processuale.