Migrante depresso suicida nel Cpr, "assolto" lo Stato

Scritto il 12/02/2026
da Felice Manti

Condannato solo il gestore del centro a un anno, risarcirà i familiari con 350mila euro

L'Italia ha riportato l'Europa sulla strada tracciata dal centrodestra nella lotta all'immigrazione clandestina. La riforma dell'accoglienza proposta dal governo mette al centro i Cpr, nel giorno in cui una sentenza «assolve» lo Stato dalla responsabilità della gestione di questi centri. Per il suicidio nel Cpr di Torino il 23 maggio 2021 di Moussa Balde, 23enne della Guinea trovato senza documenti dopo essere stato vittima di un aggressione a Ventimiglia, il tribunale ha condannato a un anno di reclusione (con la condizionale) la direttrice del Cpr gestito da Gepsa Annalisa Spataro, per aver trascurato il grave disagio psicologico del giovane, scaricato in un reparto del Cpr inadatto alle sue condizioni e l'ha anche condannata a risarcire con 350mila euro i familiari, rappresentati dall'avvocato Gianluca Vitale.

Con la norma sull'immigrazione che ha in mente l'esecutivo i Cpr dovranno essere omogenei in tutta Italia per garantire «diritti fondamentali e dignità della persona connaturati alla privazione della libertà personale», con accessi, visite, monitoraggi e una stretta sull'uso del cellulare.

I Cpr - inventati dalla sinistra - sono stati al centro del grande business dell'immigrazione che ogni anno costava all'Italia tra i 5 e i 6 miliardi, prima del drastico calo di arrivi legato all'avvento del governo di Giorgia Meloni con la stretta sulle Ong e il Protocollo Albania. Dal Cpr di via Corelli a Milano al Cas di Bagnoli a Padova sono nove in sette Regioni - l'Emilia-Romagna «rossa» ne ha appena approvato un altro, facendo infuriare Avs e grillini - e da anni sono al centro di numerose inchieste che hanno scoperchiato gli interessi di coop rosse, mafie in Calabria e Sicilia ma anche imprenditori spregiudicati che hanno approfittato dell'opacità di alcune procedure di gara per far arrivare molti più migranti di quelli che possono gestire, aggirando i controlli.

Per colpa di un'accoglienza indiscriminata e della solita giurisprudenza creativa i Centri di permanenza per il rimpatrio sono stati riempiti e svuotati a piacimento, rendendoli un inferno a cielo aperto. Con la riforma chi verrà trovato a creare disordini, rivolte, violenze o resistenza all'ordine e alla sicurezza verrà espulso immediatamente per direttissima, con una corsia preferenziale nei tribunali di Sorveglianza. Ma se si limitano gli sbarchi (come sta avvenendo) e si accelerano le espulsioni, i Cpr possono lentamente trasformarsi in centri detentivi che rispettano i diritti umani. L'altra sera a Lampedusa sono arrivati 95 profughi ma la situazione in quel Cpr è tutt'altro che emergenziale, anzi. «A Lampedusa il governo Meloni ha affidato alla Croce Rossa Italiana la gestione del Cpr - dice al Giornale Sara Kelany, responsabile Immigrazione Fdi - e oggi è diventata una delle esperienze virtuose in Europa nella gestione dell'immigrazione irregolare. Non ci sono più i migranti ammassati né il cimitero dei barchini al porto, «in 24-48 ore c'è un turn over con lo smistamento in tutta Italia dove una volta ci volevano 10 giorni», sottolinea ancora la Kelany.