Borse Ue, in fumo 225 miliardi. E l'oro sfiora 4.700 dollari. Mercati sempre più in tensione

Scritto il 20/01/2026
da Gian Maria De Francesco

Secondo l'Fmi l'Italia ha una posizione fragile ma il Pil crescerà sia pure in modo contenuto

L'Italia arriva all'appuntamento con le nuove previsioni del Fondo monetario internazionale in una posizione fragile ma non drammatica, sospesa tra una crescita che fatica a prendere slancio e un contesto globale che, pur evitando la recessione, resta attraversato da tensioni difficili da ignorare. Nell'aggiornamento di gennaio del World Economic Outlook, il Fmi certifica una crescita mondiale ancora resiliente, al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, ma lo scenario è descritto come un equilibrio instabile, stretto "tra due fuochi": da un lato il rischio di un nuovo inasprimento delle politiche commerciali, dall'altro la spinta degli investimenti tecnologici, in particolare quelli legati all'intelligenza artificiale. Per l'Italia il giudizio resta prudente. La crescita 2026 viene limata di un decimo allo 0,7%, un ritmo che conferma le difficoltà del Paese a intercettare la ripresa globale. È un dato che pesa anche nel confronto europeo, perché arriva mentre la Spagna continua a correre sopra il 2% e mentre l'Eurozona, nel suo complesso, viene vista in miglioramento all'1,3% nel 2026 e all'1,4% nel 2027.

Il quadro europeo non aiuta. L'Europa, osserva implicitamente il Fmi, è il vero anello debole dello scenario globale: meno dinamica sul fronte dell'intelligenza artificiale, più vulnerabile alle tensioni commerciali e ancora alle prese con il nodo dei costi energetici e con un manifatturiero sotto pressione. Non è un caso che i mercati abbiano reagito con nervosismo alle nuove minacce di dazi americani legate alla crisi della Groenlandia. Le Borse europee hanno chiuso in forte calo, con Milano in ribasso dell'1,3% e oltre 14 miliardi di capitalizzazione bruciati in una sola seduta (225 miliardi nelle Borse dell'Unione), mentre l'oro ha aggiornato i massimi storici a 4.686 dollari l'oncia, segnale classico di una fuga verso i beni rifugio.

È proprio sul fronte commerciale che si concentra il principale fattore di rischio. Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del Fondo, ha ricordato che "i rischi geopolitici e le ulteriori tensioni commerciali sono uno dei rischi più urgenti che l'economia globale sta affrontando". Le stime del Fmi, ha spiegato, partono dall'ipotesi che "il livello delle tariffe rimanga invariato", con una tariffa effettiva Usa attorno al 18,5%, ma lo stesso Fondo avverte che il rischio di escalation resta concreto. La volatilità, ha sottolineato Gourinchas, è "negativa per le decisioni aziendali, per gli investimenti e per i consumi", perché alimenta incertezza e risparmio precauzionale, frenando l'attività economica anche nel 2026. Per l'Italia, un'escalation dei dazi sarebbe un colpo sensibile, vista la forte esposizione dell'export verso i mercati extra Ue e la centralità delle catene globali del valore per molti settori industriali. È anche per questo che il Fmi invita tutte le parti a "mantenere aperto il sistema commerciale" e a garantire "regole stabili e prevedibili", una condizione essenziale per sostenere gli investimenti. Sul versante opposto c'è l'intelligenza artificiale, che rappresenta insieme un'opportunità e un rischio. Il Fondo avverte che una "rivalutazione delle aspettative di crescita della produttività legate all'Ai" potrebbe innescare una brusca correzione dei mercati finanziari, erodendo la ricchezza delle famiglie. Ma riconosce anche che una diffusione più rapida e profonda dell'Ai potrebbe tradursi in "forti incrementi di produttività e in un maggiore dinamismo aziendale".