Mentre i venti di guerra in Iran scuotono i listini mondiali, il risparmio italiano sceglie la via della stabilità. Con il secondo giorno di collocamento, il Btp Valore ha superato la soglia psicologica dei 10 miliardi di euro di sottoscrizioni totali (10,19 miliardi per la precisione), confermando un appeal che nemmeno l'incertezza geopolitica sembra scalfire. Solo ieri, le richieste hanno sfiorato i 4,2 miliardi di euro, con oltre 131mila contratti sottoscritti: numeri che tengono il passo, e anzi superano, le emissioni record dello scorso ottobre che nel secondo giorno era arrivato a 9,7 miliardi.
Il paradosso di questa emissione risiede proprio nel tempismo. Tra l'annuncio delle cedole e l'effettivo avvio del collocamento, l'inflazione nell'area euro è accelerata all'1,9%. Questo, unito alle tensioni su gas e petrolio, ha provocato un rialzo generalizzato dei rendimenti: il Bund tedesco e il Treasury americano corrono, mentre lo spread italiano è tornato a salire verso quota 70 punti base. In un mercato dove i prezzi dei vecchi titoli di Stato scendono per far salire i rendimenti, la domanda per il nuovo Btp Valore non è però diminuita.
Il segnale inviato dai piccoli risparmiatori è duplice. Da un lato, c'è l'aspettativa tecnica che il Ministero dell'Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti (in foto), di fronte a un mercato così cambiato, possa decidere di alzare i tassi finali rispetto ai minimi garantiti (2,50% per il primo biennio, 2,80% per il secondo e 3,50% per il finale). Dall'altro, emerge una chiara strategia di difesa: con Piazza Affari che brucia quasi il 4% in una sola seduta, la liquidità delle famiglie cerca riparo. E il Btp Valore offre una ricetta semplice e collaudata: la tassazione agevolata al 12,5%, cedole trimestrali crescenti e un premio fedeltà dello 0,8%. Con un rendimento netto stimato intorno al 2,7%, il titolo di Stato diventa quasi una soluzione alla volatilità estrema dell'azionario. Fonti di mercato ipotizzano ora una chiusura rotonda verso i 15 miliardi di euro entro venerdì.