Alle 19:39 il tempo si è spezzato come un vetro sottile, e la Spagna ha scoperto quanto fragile possa essere la corsa dell'uomo quando l'acciaio tradisce. È un bilancio che pesa come un macigno quello del disastro ferroviario avvenuto domenica sera ad Adamuz, a una trentina di chilometri da Cordova: almeno 40 morti (solo 5 identificati grazie alle impronte digitali), 150 feriti (41 ospedalizzati), vagoni accartocciati e corpi sbalzati a centinaia di metri di distanza. E poi ben 43 dispersi, con intere famiglie che attendono fra la speranza e il terrore di non rivedere più i propri cari. Due treni ad alta velocità si sono scontrati sulla linea Malaga-Madrid, trasformando una normale sera domenicale di viaggio in una scena di guerra.
La cronaca racconta di un impatto "incredibilmente violento", come lo ha definito il presidente dell'Andalusia Juanma Moreno. Il treno Iryo, partito da Malaga e diretto a Madrid con 317 passeggeri a bordo, è deragliato all'ingresso della stazione di Adamuz, invadendo la linea parallela proprio mentre sopraggiungeva in senso opposto l'Alvia di Renfe, in viaggio da Madrid a Huelva con oltre 200 persone. Venti secondi: tanto sarebbe trascorso, per le ricostruzioni, tra il deragliamento e la collisione. Un tempo troppo breve perché i sistemi di sicurezza potessero reagire, troppo breve perché un macchinista potesse frenare davvero.
Il risultato è sotto gli occhi dei soccorritori: almeno due o tre vagoni precipitati in un terrapieno di cinque metri, lamiere contorte come carta, sedili sradicati, bagagli trasformati in proiettili. I vigili del fuoco hanno lavorato per ore al buio, cercando superstiti sotto un ammasso di poltrone e metallo, mentre i macchinari pesanti si preparavano a sollevare i vagoni, con il timore di trovare altre vittime.
L'inchiesta sulle cause ha già imboccato una direzione precisa. Gli investigatori hanno individuato almeno un giunto rotto sui binari: l'ipotesi è che si sia aperto progressivamente al passaggio dei convogli, fino a provocare il deragliamento dell'ottava carrozza, trascinando con sé le altre. Un'ipotesi che pesa come un atto d'accusa, soprattutto alla luce delle denunce dei sindacati dei macchinisti, che già la scorsa estate avevano segnalato all'Amministrazione delle Infrastrutture Ferroviarie (Adif) una forte usura dei binari, buche, dossi e problemi alle linee elettriche aeree. Eppure quella tratta era stata ristrutturata da pochi mesi, con un investimento di 700 milioni di euro. "Un incidente inspiegabile su una linea nuova", lo ha definito il ministro dei Trasporti Oscar Puente, parlando di materiali recenti e di un treno Iryo ispezionato per l'ultima volta giovedì scorso.
"Il treno ha frenato di colpo - raccontano i sopravvissuti - Sedili e valigie sono volati, il caos era totale. Quando siamo scesi dai vagoni, davanti a noi c'era l'apocalisse, persone che morivano sotto i nostri occhi, senza poter fare nulla".
Il premier Sanchez ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, i reali hanno espresso vicinanza alle vittime e dall'Italia è arrivata la solidarietà della premier Giorgia Meloni, mentre la Farnesina segue le identificazioni, al momento senza italiani coinvolti.