Tra le tensioni in Medio Oriente e il nuovo rialzo dei costi energetici, l'economia europea torna su un crinale già visto: crescita debole, inflazione sotto pressione e margini di intervento sempre più stretti. In questo quadro si inseriscono le nuove valutazioni del Fondo Monetario Internazionale, la replica del ministro Giancarlo Giorgetti e le preoccupazioni del mondo produttivo nonché lo sciopero indetto dall'autotrasporto.
Secondo l'Fmi, la crescita italiana resta modesta: dopo un biennio al +0,5% nel 2026 e 2027, è attesa una lieve riaccelerazione allo 0,8% nel 2028, mentre l'inflazione dovrebbe scendere gradualmente dal 2,6% di quest'anno al 2,3% nel 2028. "Nelle nostre previsioni di riferimento il deficit è al 2,8% nel 2026, in linea con l'attuale proposta di bilancio del governo", ha spiegato Helge Berger, del Dipartimento Europeo sottolineando come il consolidamento fiscale prosegua grazie a risultati migliori delle attese.
Lo scenario europeo appare ancora più incerto. "L'Europa si trova a un bivio già noto", osserva Alfred Kammer, responsabile del Dipartimento Europeo, indicando nello shock energetico legato al conflitto in Medioriente un fattore che "sta pesando sulla crescita e spingendo al rialzo l'inflazione". Le stime parlano di un +1,1% per l'area euro nel 2026, con il rischio, in uno scenario più severo, di una recessione con inflazione al 5%. Di qui il monito a evitare misure generalizzate.
Una linea che il ministro Giorgetti riconosce sul piano tecnico, ma che collide con la realtà. "Chi fa politica è chiamato a fare anche altri tipi di valutazioni", ha replicato. Il titolare del Tesoro rivendica comunque i progressi fatti. "Sono valutazioni molto migliori rispetto a quelle di tre anni fa", pur ammettendo che "situazioni di carattere eccezionale rischiano di creare contraccolpi non soltanto all'Italia ma all'economia globale", ha aggiunto. Proprio l'incognita internazionale è stata al centro degli incontri con le agenzie di rating. "L'elemento nuovo rispetto alla traiettoria sicura che avevamo è questa situazione internazionale che, se dura nel tempo, provocherà contraccolpi", ha rimarcato. L'agenzia Dbrs Morningstar ha però confermato il rating dell'Italia "A (low)" con trend stabile. La "moderata ma resiliente crescita" si trova ad affrontare "venti contrari dagli elevati prezzi dell'energia, afferma l'agenzia sottolineando che il risanamento di bilancio continua ma "il conflitto in Medio Oriente pone dei rischi" per la crescita nel breve termine. Ma "la stabilità politica favorisce l'elaborazione" di misure anticrisi, anche se l'esecutivo dovrà adottare "necessarie riforme".
Dal lato delle imprese, il tono è ancora più netto. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, avverte che "se continuiamo con il conflitto e con questa instabilità, sicuramente entreremo in recessione". Le simulazioni del Centro Studi di Confindustria parlano chiaro: con una guerra breve il Pil 2026 resterebbe a +0,5%, ma con un conflitto prolungato si scivolerebbe verso la stagnazione. Il vero nodo è l'energia. "Prima del conflitto tra Russia e Ucraina il costo dell'energia era a 28 euro al megawattora, oggi siamo a 160", un livello che "mette le imprese fuori dalla competizione globale". Da qui la richiesta di una strategia europea più coesa e meno frammentata. "Quando vedo che si parla ancora di aiuti di Stato invece che di debito pubblico, penso che venga a mancare il senso di Europa", ha rimarcato. Orsini richiama anche la politica alle proprie responsabilità. "Con quello che ci sta succedendo intorno non è tempo per una campagna elettorale permanente", perché "abbiamo bisogno di stabilità".
Nel frattempo, la tensione si scarica sulla filiera dei trasporti. Trasportounito ha confermato cinque giorni di sciopero dal 20 al 24 aprile denunciando una crisi "di una gravità senza precedenti" legata all'aumento dei carburanti e alla "latitanza delle istituzioni". Ma dal mondo della logistica arriva anche un invito alla cautela. Davide Falteri, presidente Federlogistica, mette in guardia da letture eccessivamente allarmistiche. "Non siamo di fronte a un'interruzione immediata delle forniture tale da giustificare rialzi così rapidi e generalizzati", ha commentato segnalando il rischio che i mercati anticipino "crisi che oggi non esistono".