Scende in campo il partito dei centri sociali. La galassia antagonista si prepara al salto di qualità e vuole lanciare un nuovo movimento «alternativo al governo Meloni». A promuoverlo dovrebbero essere alcune delle sigle più note a cominciare da Askatasuna a Torino, il centro sociale sgomberato dopo l'assalto di alcuni suoi militanti al quotidiano La Stampa, il Labas di Bologna, lo Spin Time di Roma, il Leoncavallo di Milano, Officina99 di Napoli e altre sigle minori presenti nelle varie città italiane. Alla galassia antagonista si dovrebbero unire anche i No Tav, il sindacalismo rosso radicale, i mondi pro Pal e i collettivi universitari.
Sabato scorso si è svolto a Torino il primo incontro di questa rete al Campus Einaudi dell'Università di Torino in un'aula richiesta all'ateneo da Cua, Studenti indipendenti, Cambiare Rotta, Fgc e Coordinamento antifascista universitario per svolgere un'assemblea promossa dal centro sociale Askatasuna.
Si è trattato di un'iniziativa nata «come risposta all'attacco del governo Meloni ai movimenti sociali» a cui hanno partecipato i rappresentanti del movimento No Tav, dei sindacati di base, del coordinamento antifascista con una delegazione del centro sociale romano Spin Time secondo cui «non serve dialogo ma caos per creare un nuovo ordine».
Tra gli intervenuti all'assemblea c'è stato anche il predicatore islamico Brahim Baya che ha definito l'università un «luogo di lotta e resistenza» denunciando una fantomatica repressione. Nello stesso giorno si è svolta un'assemblea a Milano promossa dalla «Rete FareSpazio» su «cui investono praticamente tutti gli spazi e i collettivi autogestiti e auto-organizzati della città». La rete ha organizzato per l'occasione una serie di tavoli di lavoro e, per capire il modus operandi che anima il mondo antagonista, l'iniziativa è avvenuta in un'ex scuola abbandonata in zona corso Lodi che è stata per l'occasione occupata in modo temporaneo. L'occupazione si è svolta «per aprire un dialogo diretto con tutte le persone che sono scese in piazza lo scorso autunno, per il diritto alla città, per difendere gli spazi sociali, contro la violenza di genere, contro la guerra e contro il genocidio del popolo Palestinese ad opera di Israele».
I centri sociali hanno inoltre lanciato un manifesto intitolato «Rispondere insieme al governo Meloni è possibile» che è una vera e propria chiamata a raccolta e in cui, sebbene formalmente non si parli di un partito, nei toni l'intenzione pare essere proprio quella di dare vita una nuova sigla: «Per noi è importante, nelle differenze che ci attraversano, riconoscerci come parte di uno stesso schieramento opposto e solidale messo nel mirino dell'estrema destra, e come tale capace di lottare insieme come abbiamo già fatto nelle mobilitazioni per la Palestina, contro il DDL 1660, e come auspichiamo possa succedere nuovamente». Da qui l'appello: «Chiediamo pertanto a chiunque senta le nostre stesse necessità, subisca i medesimi pericoli e aggressioni o condivida i nostri stessi desideri, di attivarsi e prendere parte a queste iniziative e a quelle che vi seguiranno che rispondono in modo diretto a chi chiede di avere delle possibilità di cambiare le cose».
Infine l'invito alla mobilitazione per il 31 gennaio a Torino, giorno in cui è annunciata una grande manifestazione a sostegno di Askatasuna in cui dovrebbero scendere in piazza i rappresentanti dei centri sociali da tutta Italia: «Di fronte a chi vuole cancellare gli spazi di autogestione, alternativa e dissenso perché dimostrano che un'altra organizzazione della vita è possibile, di fronte a chi vuole ridurci a una sopravvivenza passiva all'interno di lavori, città e sistemi mortiferi, vogliamo costruire una risposta forte, partecipata e radicale». Il timore è in realtà che l'appuntamento di fine mese possa trasformarsi, come già accaduto in passato, in un'occasione di scontri con le forze dell'ordine e di violenza.