Come anticipato ieri, anche il Giornale aveva presentato richiesta per avere i video delle riunioni del Cts nelle quali si decisero le misure restrittive che abbiamo conosciuto in pandemia come il lockdown.
A differenza di quanto documentato ieri, la risposta al Giornale è stata molto diversa. Non sono più stati opposti motivi di privacy ma di opportunità: «L’accesso civico può essere rifiutato se necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici, inerenti al regolare svolgimento di attività ispettive», la formula standardizzata e impersonale scelta dalla Protezione Civile che vorrebbe differire la pubblicazione delle riunioni del Cts fino alla “comunicazione ufficiale degli esiti” della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Tradotto: non prima del 2027.
Anche la Commissione Covid avrebbe richiesto l’acquisizione di quel materiale, senza però che la Protezione Civile indichi quando. Un’omissione tutt’altro che marginale, perché consente all’amministrazione di costruire ex post una giustificazione utile a respingere la richiesta del nostro Giornale.
Il paradosso è evidente: la Protezione Civile non spiega quale sarebbe il “pregiudizio concreto” che l’ostensione dei documenti potrebbe arrecare alle attività ispettive della Commissione ma pretende comunque di determinare i tempi della trasparenza, arrivando di fatto a interferire con le prerogative della Commissione parlamentare. Una competenza che non appartiene a un funzionario amministrativo, ma esclusivamente al presidente della commissione Covid, il senatore Marco Lisei (Fdi).
Di fronte a una risposta tanto contraddittoria quanto elusiva, Il Giornale ha chiesto un ulteriore riesame al responsabile della Prevenzione della corruzione e della trasparenza della presidenza del Consiglio, ricevendo l’ennesima porta in faccia. Non è chiaro come l’accesso giornalistico costituirebbe un pregiudizio concreto e attuale e quali specifiche attività ispettive verrebbero compromesse, proprio quando la gestione dell’emergenza Covid che il Giornale tenta di ricostruire sulla base delle audizioni dimostra errori e orrori nella catena di scelte e competenze.
In questi giorni si discute della differenza tra il giornalismo e i dossieraggi, realizzati attraverso documenti acquisiti illecitamente da funzionari infedeli (dal caso Striano allo scontro Privacy-Report), il silenzio e l'oblio sulla più grande emergenza repubblicana dal Dopoguerra da parte di Pd e M5s è sospetta, soprattutto quando si invoca la privacy come clava.
Durante la pandemia il giornalismo è stato la prima vittima: escluso, messo a tacere, privato degli strumenti minimi per informare. Il sospetto che dentro quelle registrazioni gelosamente custodite negli archivi segreti della Protezione Civile emergano pesanti ammissioni che si trasformeranno in un evitabile atto d’accusa è concreto. Non basta la meritoria azione della commissione Covid se lo Stato decide di nascondere la verità davanti alla Storia.