Milano, in queste settimane, si consegna al pianoforte. Tra il Teatro alla Scala, la Società del Quartetto e la Società dei Concerti sono attesi nove interpreti, di classe ma anche veri fuoriclasse, provenienti da Argentina, Norvegia, Polonia, Russia, Venezuela: un itinerario musicale che attraversa latitudini e scuole diverse, nel segno della tastiera.
Si comincia con Stefano Baglini, oggi alla Scala per la rassegna «Dischi e Tasti» curata da Luca Ciammarughi. Il pianista presenta il suo album Heroica (Decca), dedicato alla figura dell'eroe in musica, in un dialogo tra epoche e linguaggi: da Beethoven a Bowie. Senza barriere perché non c'è confine tra i generi, se non quello della qualità. Attesissima il 13 marzo Martha Argerich, autentico mito vivente del pianoforte. A ottantaquattro anni conserva una freschezza tecnica e interpretativa senza eguali. Esegue il Primo Concerto di Beethoven con l'Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Charles Dutoit, già suo compagno di vita. Dutoit ama raccontare che il giorno del divorzio, nel 1973, dopo quattro anni di matrimonio, andarono a festeggiare con una cena e poi al cinema: un dettaglio che dice molto del loro legame, rimasto nel tempo artistico e complice. Un'eccezione anche nel calendario della Società del Quartetto, che si sposta al venerdì, sempre in Conservatorio. Il Quartetto ha appena ospitato Igor Levit (1987), che il 21 marzo tornerà a Milano ma per la Scala come solista nel Secondo Concerto di Prokof'ev con la Budapest Festival Orchestra diretta da Iván Fischer. Stasera, in Conservatorio, per la Società dei Concerti, è la volta del francese Lucas Debargue, impegnato in Liszt, Ravel e Skrjabin. Percorso atipico il suo: si innamora del pianoforte a dieci anni, lo abbandona, lo riprende in chiave jazz. A vent'anni incontra la carismatica docente Rena Shereshevskaya, erede della scuola di Alexander Siloti, a sua volta allievo di Liszt. Dopo appena quattro anni si presenta al Concorso ajkovskij: quarto premio, ma per molti il vero vincitore.
Percorso più lineare per il polacco Rafa Blechacz, il 31 marzo in Conservatorio per il Quartetto. Vincitore nel 2005 del Concorso Chopin di Varsavia e nel 2014 del Gilmore Artist Award, propone quattro pagine di Chopin accostate agli Improvvisi op. 90 di Schubert; in apertura la Sonata op. 27 n. 2 di Beethoven, il celebre «Chiaro di luna».
Il 30 marzo (prove aperte il 29) tocca al norvegese Leif Ove Andsnes nella stagione della Filarmonica della Scala. Sul podio il direttore musicale designato Myung-whun Chung, in programma il Terzo Concerto di Beethoven. Ancora alla Scala, il 26 marzo, per la serie «Grandi Pianisti», si esibisce la francese Hélène Grimaud con un programma tutto nel segno delle tre B: Bach, Beethoven, Brahms. Accanto ai successi musicali, la pianista è nota per l'impegno ambientalista: ha fondato il Wolf Conservation Center nello Stato di New York.
Il 18 marzo arriva in Conservatorio per la Società dei Concerti la venezuelana Gabriela Montero, interprete e compositrice. Presenta il suo Concerto n. 1 «Latin Concerto» e le sue Improvvisazioni; in seconda parte la Symphonie fantastique di Berlioz con gli Stuttgarter Philharmoniker diretti da Andrey Boreyko. La carrellata si chiude l'8 marzo con il russo-israeliano Yefim Bronfman, ospite della Scala.