Gentile direttore Feltri,
tengo alcuni preziosi in una cassetta di sicurezza in banca. Dopo la clamorosa rapina avvenuta a Napoli, confesso di essere molto preoccupato. Sto seriamente pensando di ritirare i miei averi e tenerli in casa, dove ho un sistema
di allarme e videosorveglianza. Secondo lei, è ancora più sicuro affidarsi alla banca oppure, paradossalmente, oggi conviene tenere tutto tra le mura domestiche?
La ringrazio e le porgo cordiali saluti.
Antonino Longo
Caro Antonino,
capisco perfettamente il tuo sconcerto, che poi è lo sconcerto di molti italiani. Quando salta un simbolo di sicurezza e la banca, con le sue cassette blindate, lo è da sempre è inevitabile che venga meno anche quella fiducia che davamo per scontata. La rapina di Napoli colpisce non soltanto per il bottino, che probabilmente non conosceremo mai con precisione, ma per le modalità. Parliamo di un'azione studiata nei minimi dettagli: ingressi multipli, addirittura dalle fogne, coordinamento, tempistiche perfette. Un lavoro da professionisti, non certo da improvvisati, compiuto alla perfezione senza spargere sangue e con armi rivelatesi finte. Questo lascia intendere un livello di organizzazione che, francamente, inquieta.
Tu ti chiedi se sia meglio la banca o la casa. La risposta, per quanto possa sembrare sorprendente, va cercata nei numeri e nel buonsenso. Le rapine in banca soprattutto quelle
di questo tipo sono eventi rari. I furti in abitazione, invece, sono purtroppo molto più frequenti. Questo significa che, in linea generale, la banca resta un luogo più sicuro rispetto a casa. Detto ciò, la sicurezza assoluta non esiste. Da nessuna parte. Né in banca né tra le mura domestiche. I nostri nonni, come ricordo spesso, risolvevano il problema in modo spartano: nascondevano tutto nel materasso. Non era eleganza finanziaria, tuttavia questa scelta aveva una sua logica: ridurre l'esposizione. Oggi viviamo in un mondo più complesso, e dobbiamo accettare che ogni decisione comporti un rischio. Personalmente, ti confesso che in banca tengo il denaro, i conti correnti, ma non amo affidare i preziosi. È una scelta mia, dettata più da una preferenza personale che da una verità assoluta. C'è chi si sente più tranquillo sapendo che i propri beni sono custoditi da un istituto, e chi invece dorme meglio sapendo di averli sotto il proprio tetto.
La rapina di Napoli, inoltre, apre un altro tema: quello
dell'emulazione. Quando un colpo riesce, quando mostra falle nel sistema, è difficile pensare che resti un episodio isolato. La criminalità impara, osserva, replica. Mi viene in mente un caso avvenuto a Milano durante la pandemia, con modalità simili: anche lì i ladri sfruttarono percorsi sotterranei per entrare e uscire indisturbati. Coincidenze? Forse. O forse no. Dobbiamo allarmarci? No. Ma ignorare il segnale sarebbe altrettanto sbagliato. Il mio consiglio è semplice: non agire sull'onda dell'emotività. Valuta con calma, magari diversificando. Una parte in banca, una parte a casa, con le dovute precauzioni. Non esiste la scelta perfetta, esiste quella che ti fa sentire più sereno. Perché, alla fine, la sicurezza non è solamente una questione di porte blindate o caveau, bensì è anche e soprattutto una questione di tranquillità personale.