Tre ex dirigenti della Regione Abruzzo sono stati ritenuti responsabili dalla Corte d'appello di Perugia della tragedia dell'hotel Rigopiano costata la vita a 29 persone. L'appello bis del processo si è concluso, dopo quasi 8 ore di camera di consiglio, con la condanna a due anni degli gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti l'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, l'ex tecnico comunale Colangeli e i tre dirigenti regionali Giovani, Belmaggio e Primavera. Due prescrizioni per gli ex dirigenti della provincia Di Blasio e D'Incecco.
Furenti i parenti delle vittime: «Sentire parlare di prescrizione ci ha fatto imbestialire. Per i morti non dovrebbe esistere la prescrizione». «Per la prima volta - dice il procuratore generale Paolo Barlucchisi - si riconosce l'inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia. Sentenza per certi aspetti storica. Certo, si tratta di un riconoscimento parziale, ma dobbiamo attenerci alla volontà dei giudici». Con i capi di imputazione di omicidio colposo plurimo non aggravato in concorso formale con crollo di costruzione colposo aggravato dalla verificazione del danno, nell'appello bis il pg aveva chiesto 3 anni e 10 mesi per i cinque dirigenti della Regione Abruzzo, Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca, che erano stati assolti in primo e secondo grado e la conferma di 2 anni e 8 mesi per l'ex sindaco di Farindola, condannato in primo e secondo grado. Aveva sollecitato 2 anni e 8 mesi anche per il tecnico comunale Enrico Colangeli, assolto in primo grado e condannato in secondo grado a 2 anni e 8 mesi e tre anni e quattro mesi per i due tecnici della Provincia di Pescara Mauro Di Biasio e Paolo D'Incecco, condannati alla stessa pena nei primi due gradi di giudizio. «Ci sono responsabilità precise per quanto accaduto - protesta Mariangela, mamma di Ilaria di Biase, 22 anni Se ognuno degli enti interessati avesse fatto il proprio dovere non sarebbe successo il disastro che da anni piangiamo. Giustizia ottenuta? No. Almeno, alla fine, c'è stato il riconoscimento della responsabilità dei funzionari regionali. Ma i nostri familiari non ce li ridarà mai nessuno».

