Tutt’altro che improvvisati. I banditi del colpo alla banca Credit Agricole in piazza Medaglie d’Oro a Napoli erano certamente dei professionisti che avevano pianificato, nei minimi particolari, il “colpo” per tempo scavando nel sottosuolo, nelle fogne, così da fuggire senza lasciare traccia.
I risultati dello speleologo
A fornire maggiori dettagli al Corriere della Sera ci ha pensato Gianluca Minin, Presidente della Galleria Borbonica di Napoli che è stato contattato come consulente per le indagini. L’esperto ha spiegato che in questa fase non possono essere fornite tutte le informazioni perché coperte da segreto istruttorio ma poi ha potuto spiegare un concetto ben chiaro, un dettaglio non da poco. “La rete del sottosuolo utilizzata dalla banda: non si tratta di cunicoli e gallerie, quelle della cosiddetta Napoli sotterranea, ma della rete fognaria. Insomma non si deve fare confusione”.
Quattro metri sotto terra
Dunque, i malviventi si sono mossi, come nei film, all’interno delle fogne partenopee e Minin spiega la difficoltà di questa “impresa”. “Sì, a quattro metri di profondità. Certo non erano degli improvvisati. Per muoversi nelle fogne bisogna avere piena consapevolezza. Avere la misura precisa della resistenza fisica, della capacità polmonare, della abilità ad orientarsi al buio, di affrontare imprevisti, di portarsi dietro una attrezzatura pesante”.
Tra le ipotesi, molto accreditate, mosse dallo speleologo il fatto che i banditi abbiano provato più volte il percorso tra le reti fognarie per imparare a districarsi al meglio e non perdersi “perché nella rete ho riscontrato una decina di bivi”. A lavoro ci sono i carabinieri con l’ausilio del personale dell’Abc (l’azienda che gestisce il servizio idrico) e della squadra scientifica, che stanno studiando tutte le possibili vie di fuga nel sistema fognario.
Quali tempistiche
Come anticipato prima, la vicenda non ha nulla di improvvisato: l’evento avvenuto il 16 aprile è stato studiato dettagliatamente molto tempo prima. Gli scavi, spiega Minin, “sono stati fatti a mano. E dunque è stata un’opera che ha richiesto un tempo non breve. E non è questo l’unico caso. In genere si procede così anche per motivi legati alla necessità di agire senza fare rumore”.
Napoli è una città piena di cavità sotterranee ma non sono state quelle utilizzate da questa o altre bande che in passato possono aver utilizzato la stessa tecnica. “In genere si muovono nelle fogne. C’è un solo caso che rimanda ad una cavità che aveva una funzione tecnica: era il campo base della banda”.

