Sul caso di Garlasco si abbatte il giallo dei tappetini non analizzati dell'auto di Alberto Stasi. Non una questione di poco conto, visto che l'esperimento sui tappetini fu l'elemento di novità nella perizia di Roberto Testi, che portò i giudici alla condanna definitiva dell'allora fidanzato di Chiara Poggi, sulla base della convinzione che, la mattina del 13 agosto, quando Stasi risalì in macchina dopo aver scoperto il cadavere nella villetta di via Pascoli, avrebbe dovuto comunque lasciare qualche traccia di sangue sui tappetini della sua macchina. L'assenza di macchie ematiche, dunque, sarebbe la prova che Stasi ha mentito, fingendosi scopritore del cadavere dopo aver ucciso la ragazza.
Eppure oggi viene fuori un particolare importante: il verbale di operazioni irripetibili effettuate dal Ris di Parma, comandato dall'allora colonnello Luciano Garofano, sulla Golf nera del condannato non fa alcun riferimento ai tappetini. Nella lista delle parti nebulizzate con il luminol, infatti, i tappetini non compaiono mai, né esistono fotografie dell'analisi scientifica in grado di dimostrare che non ci fossero anche minime tracce ematiche su quei reperti.
E allora: su che basi di confronto è arrivato alla sua conclusione il perito Testi? Sebbene nella relazione finale biodattilo del Ris di Parma del 2007 venga sottolineato che "tutte le superfici interne, comprese quelle del portabagagli e del vano della ruota di scorta, così come gli oggetti rinvenuti nell'autovettura stessa, sono state nebulizzate con il luminol", ad alimentare il mistero è il verbale delle 9.30 dell'11 settembre 2007, quando l'allora capitano del Ris Alberto Marino effettuò il test sulla Golf di Stasi. "Si conclude l'ispezione di tale autovettura. Si esegue luminol test", si legge nel verbale di operazioni irripetibili, "nella regione sottostante le pedanine anteriori che vengono adeguatamente rimosse; l'esito del test è negativo. Vengono quindi eseguiti, a campione, saggi al combur test sul volante dell'autovettura, sul pomello della leva del cambio, sulla maniglia interna dello sportello (lato guidatore), la sottostante zona dove sono presenti per alzare-abbassare i finestrini e la maniglia sul lato esterno dello sportello (lato guidatore); l'esito di tali test è negativo", conclude il verbale. Insomma, dei tappetini nemmeno l'ombra.
Neppure nella pagina successiva, dove vengono elencate nello specifico tutte le aree sottoposte al luminol: "Sedile lato guida e passeggero, pedanine poggiapiedi, volante, area in prossimità della manopola interna dello sportello, pedali e cinture di sicurezza". Si conclude che "l'esito del test su tali aree è negativo". Proprio la negatività alle tracce ematiche è stata al centro della perizia collegiale, effettuata durante l'appello bis del 2014 da Roberto Testi, Gabriele Bitelli e Luca Vittuari, in cui, a seguito di numerosi esperimenti che hanno tenuto conto della presenza sulla scena del crimine di sangue umido e secco, si arriva alla conclusione che "dopo aver calpestato delle tracce di sangue, sia umide che secche, le suole delle scarpe hanno captato particelle ematiche tanto da risultare costantemente positive al luminol nelle diverse ripetizioni, ed inoltre sono state in grado di trasferire parte del materiale ematico ai tappetini d'auto calpestati sperimentalmente".
Insomma, il punto era che Stasi, pur avendo calpestato sangue secco che apparentemente non aveva sporcato le suole delle scarpe, doveva per forza lasciare una pur minima traccia sui tappetini. Da qui la menzogna dello scopritore. E poco conta che di quei tappetini non ci sia traccia nei verbali o nelle foto, né che il generale Garofano, a "Ore14 Sera" su Rai2, abbia ammesso che all'epoca se ci fossero state microtracce non sarebbero state comunque rilevate, visto che l'attenzione era focalizzata sulle chiazze, né che la concentrazione di luminol nebulizzato su un'intera auto sia differente rispetto all'applicazione sul singolo tappetino, non avvenuta secondo il verbale.
Tanto ormai si sa, la vecchia indagine di Garlasco è come l'Iliade: tramandata oralmente.

