Napoli, cuore bruciato. La corsa contro il tempo per salvare il bambino: "Ha ancora 48 ore di vita"

Scritto il 12/02/2026
da Maria Sorbi

"Serve un nuovo cuore entro 48 ore o sarà tutto inutile". Tommaso, due anni, è attaccato ai macchinari in Terapia intensiva all'ospedale Monaldi di Napoli. Gli hanno impiantato un cuore inutilizzabile. I chirurghi sapevano che l'organo era arrivato (da Bolzano) deteriorato, conservato per errore con del ghiaccio secco (lo stesso delle gelaterie) e quindi "bruciato". Ma hanno operato lo stesso: il piccolo paziente era già stato "predisposto". Non sono queste le ore per cercare le colpe, ora si spera e basta. Si spera innanzitutto che arrivi un nuovo cuore per il bambino che è stato depennato e poi nuovamente inserito nelle liste dei ricevitori. "Più ore trascorrono e sempre peggio mi sento - si sfoga la madre - perché i medici mi hanno detto che le speranze diventano sempre di meno. E infatti lo vedo anche dal viso di mio figlio". La donna, madre di altri due figli (una bimba di 6 anni e un ragazzino di 12), è stata autorizzata a poter rimanere sempre al fianco di Tommaso dalla direttrice generale dell'Azienda, Anna Iervolino.

L'angoscia della famiglia cresce di ora in ora, così come i dubbi sull'intervento eseguito in quello che a Napoli è considerato da sempre un presidio di eccellenza della cardiochirurgia: è proprio al Monaldi che nel 1988 il professor Maurizio Cotrufo effettuò il primo trapianto di cuore nel centro-sud. Ma viene il dubbio che la struttura viva di vecchia fama. Ora sono sospesi tutti i trapianti. Nella prassi del trasporto degli organi è l'ospedale ricevente ad essere responsabile di tutta la procedura e a dover garantire che i protocolli della conservazione e del trasporto siano rispettati alla lettera. Dopo il clamoroso errore sono stati sospesi il primario di cardiochirurgia, il suo assistente e la direttrice della cardiochirurgia e dei trapianti. Misure che - sostiene in una nota l'azienda ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi - sono solo frutto dello stop temporaneo dei trapianti pediatrici, e quindi non avrebbero valenza disciplinare. Intanto la vicenda è anche al centro di indagini giudiziarie. Gli inquirenti non escludono che, una volta acquisita tutta la documentazione, sia necessario il vaglio di specifici consulenti in grado di poter valutare se tutte le procedure, dall'espianto e il confezionamento, a Bolzano, al trasporto e fino al trapianto siano state eseguite secondo i protocolli. Nella denuncia presentata dai genitori si ipotizza che l'organo sia stato conservato in maniera scorretta, forse a causa di una eccessiva quantità di ghiaccio, che ne avrebbe congelato alcune parti rendendolo inadatto al trapianto; intervento che comunque non poteva non essere eseguito in quanto il piccolo era già stato predisposto. A breve potrebbero anche esserci le prime iscrizioni nel registro degli indagati con i reati ipotizzati dalla procura di Napoli di lesioni colpose e omissioni di atti d'ufficio. Intanto l'azienda ospedaliera ribadisce che le sospensioni dei medici "sono conseguenti alla sospensione del percorso di trapianto pediatrico. Sono provvedimenti necessari esclusivamente legati a esigenze organizzative connesse alla temporanea interruzione del percorso. Sarà l'autorità giudiziaria a ricostruire puntualmente la sequenza degli eventi e ad accertare eventuali responsabilità".