Offerta ceca su Ferretti: scontro con i soci cinesi

Scritto il 20/01/2026
da Matilde Sperlinga

Komárek mette sul tavolo 182 milioni. Obiettivo: raddoppiare la quota al 29,9% e entrare in cda

Nonostante ieri Ferretti, simbolo della nautica di lusso italiana e guidata da Alberto Galassi (in foto), abbia perso terreno in Borsa, nell'ultimo mese è cresciuta di oltre il 21% e l'annuncio dell'Opa parziale lanciata dal gruppo ceco Kkcg Maritime porta ottimismo.

A fare da sfondo ci sono i numeri: 3,50 euro per azione (con un premio del 21,3% rispetto al prezzo ufficiale all'11 dicembre 2025 su Euronext Milan, ovvero l'ultimo giorno di negoziazione prima dell'inizio della recente serie di acquisizioni di azioni da parte del maggiore azionista di Ferretti), ovvero oltre 182 milioni di euro di controvalore, una quota che punta a salire dal 14,5% al 29,9%. Nel frattempo, però, si muove anche una partita che ha il sapore della geopolitica industriale.

Da una parte c'è Weichai, colosso cinese e primo azionista con il 37,5% del capitale, che oggi gode della maggioranza del consiglio di amministrazione (sei seggi su nove). Dall'altra invece il gruppo europeo Kkcg, fondato dall'imprenditore ceco Karel Komárek, deciso a rafforzare la propria presenza nel cantiere italiano e a sedersi al tavolo delle decisioni. L'obiettivo dichiarato è ottenere una rappresentanza nel board già dalla prossima assemblea degli azionisti. Ma potrebbe esserci anche l'ambizione, non detta, di riequilibrare i rapporti di forza tra Europa e Cina. Komárek ha descritto il piano come «un'offerta che riflette l'ambizione di rafforzare il nostro investimento a lungo termine in Ferretti e di contribuirne alla crescita e agli sviluppi futuri». «La nostra comprovata esperienza nella creazione di valore - ha proseguito - si basa su un approccio di investimento attivo, incentrato su una governance partecipativa, un team di gestione esperto e un impegno strategico a lungo termine: faremo leva sulla nostra esperienza consolidata per sostenere le opportunità di crescita organica e inorganica di Ferretti nell'attuale dinamica globale del settore».

Lo schema ricorda da vicino altre partite recenti, a partire dal caso Pirelli: aziende simbolo del made in Italy, con la cinese Sinochem che piano piano perde forza e la presenza nel board, mentre i soci europei cercano di riportare il baricentro strategico più vicino a casa. L'Opa su Ferretti non porterà al delisting e l'ambizione non è quella di avere un controllo totale. Kkcg punta a fermarsi poco sotto il 30%, quindi sotto la soglia che farebbe scattare l'obbligo di un'offerta su tutto il capitale.

Il mercato, per ora, nonostante le incertezze geopolitiche degli ultimi giorni, osserva e premia. Il titolo supera il prezzo dell'offerta (ieri in chiusura le azioni di Ferretti valevano infatti 3,62 euro), come se scommettesse su un nuovo capitolo della storia del gruppo. La vera partita non si giocherà solo in Borsa, ma nei consigli di amministrazione, nelle assemblee degli azionisti e, soprattutto, nella capacità dell'industria europea di non restare semplice spettatrice nella gestione dei suoi marchi più iconici.