Un pipistrello fantasma nel Pacifico: gli Usa puntano sul nuovo drone MQ-28A

Scritto il 12/02/2026
da Federico Giuliani

Il drone MQ-28A Ghost Bat evolve nella versione Block 3 con maggiore autonomia, armamento interno e un ruolo chiave nelle strategie Usa per il Pacifico

Il programma MQ-28A Ghost Bat entra in una fase decisiva. Boeing ha svelato nuovi dettagli sulla futura versione Block 3 del drone, destinata a rappresentare l’evoluzione più avanzata del Loyal Wingman sviluppato inizialmente per l’Aeronautica australiana. Dopo i Block 1, utilizzati come prototipi pre-produzione, e il Block 2, già ordinato in nove esemplari dalla Royal Australian Air Force come ponte verso la capacità operativa, il Block 3 punta a trasformare il Ghost Bat in una piattaforma pienamente combattente. La novità più rilevante riguarda l’introduzione di una stiva interna per armamenti, pensata per ospitare un missile aria-aria AIM-120 AMRAAM oppure due bombe guidate GBU-39/B Small Diameter Bomb, con margini di crescita verso altre munizioni. A questo si aggiunge un incremento dimensionale: l’apertura alare passerà da 20 a 24 piedi, con un aumento stimato del 30% della capacità di carburante. L’obiettivo è chiaro: maggiore autonomia e raggio d’azione, elementi essenziali per operare nello sterminato teatro indo-pacifico.

Il nuovo drone Usa

Come riportato da The War Zone, uno degli aspetti più impressionanti del MQ-28 è il livello di autonomia dimostrato durante le prove operative. Nel recente test a fuoco reale condotto nell’ambito della Trial Kareela 25-4, il drone ha operato in squadra con un E-7A Wedgetail e un F/A-18F Super Hornet, riuscendo a ingaggiare e distruggere un bersaglio aereo con un AMRAAM dopo aver ricevuto solo quattro comandi principali.

Tutto il resto – dalla navigazione all’intercettazione, fino al rilascio dell’arma entro i parametri di tiro – è stato gestito autonomamente dal sistema. Questa capacità è resa possibile da un’architettura aperta e modulare: il muso del velivolo può essere sostituito rapidamente per integrare sensori differenti, come i sistemi IRST già osservati sui Block 2, e Boeing sta lavorando ad almeno tre o quattro nuovi payload per il Block 3. La filosofia è quella di un drone adattabile, capace di evolvere insieme alle esigenze operative dei futuri utilizzatori.

Un jolly per l'Indo-Pacifico

L’ottimizzazione del Block 3 per missioni a lungo raggio rende il Ghost Bat particolarmente appetibile per gli Stati Uniti e per gli alleati nel Pacifico. Boeing guarda con interesse al mercato indo-pacifico, dove la domanda di Collaborative Combat Aircraft è in forte crescita.

Il Pentagono ha già acquisito almeno un MQ-28 per programmi di sperimentazione, mentre la Marina Usa collabora con l’Australia su test e valutazioni. Tra i potenziali clienti emerge il Giappone, che ha avviato una cooperazione formale con Canberra sul programma, includendo la partecipazione della JASDF alle attività di prova. Il punto di forza del MQ-28 resta la possibilità, per ogni nazione, di integrare sensori, armi e comportamenti autonomi “sovrani”, senza dipendere completamente dal costruttore.

In prospettiva, il drone potrebbe inserirsi anche nell’architettura AUKUS, diventando un moltiplicatore di forze condiviso tra più alleati. Con l’entrata in servizio del Block 2 prevista nel 2028 e l’avvio della produzione iniziale del Block 3 nello stesso periodo, il “pipistrello fantasma” sembra destinato a diventare una presenza stabile nei cieli dell’Indo-Pacifico.