Il significato dell'incontro fra Trump e Netanyahu non sta in qualche rivelazione eccezionale, né nelle dichiarazioni finali (entrambe generiche) sulla grande domanda se ci sarà la guerra o la trattativa fino a un accordo. Sta nell'incontro stesso, organizzato in un momento cruciale, d'urgenza, fra l'uomo più importante del mondo e il primo ministro di Israele, proprio mentre si prendono decisioni fatali. I due hanno discusso se la trattativa possa consegnare al mondo un Iran completamente cambiato, senza unghie e senza denti, senza atomica e senza missili, che abbia rinunciato all'arricchimento atomico, al potere balistico "a questo e a quello" (come dice Trump, cioè alla strategia che arma i proxy e aggredisce i cittadini) oppure se è indispensabile un attacco in tempi brevi.
L'aria di guerra seguita a tirare forte nell'incessante accumulo di strutture strategiche in Medioriente e nelle notizie da un paradossale Iran, festante per l'anniversario della rivoluzione, che fa sapere che gli ayatollah vogliono trattare solo sull'uranio e anche questo in maniera lontana dall'annullamento. Il vicepresidente Vance ha detto che agli Usa importa solo del nucleare e dei missili, che la prospettiva di un cambio di regime riguarda gli iraniani. È il ruolo di Vance: puri interessi americani. Ma non è quello che disse Trump quando promise aiuto alla folla aggredita dei combattenti per la libertà. Trump lo sa, come sa che ormai dalla Lincoln alla Bush, le portaerei sono state tutte spostate verso la zona di eventuale scontro. Si tratta di decidere se agire solo dall'aria o cercare la destituzione del regime anche a terra. Ma non si può sapere se questo sia in agenda.
Netanyahu segna col suo viaggio la vitale importanza per Israele che Trump prenda la decisione giusta: è stima, è una verifica di informazioni, è sia trattativa sia guerra sul campo. L'Iran attaccherebbe Israele appena gli Usa si muovessero; il Qatar ha paura di una reazione che colpisca le basi americane sul suo suolo. Per evitarlo gli aerei da guerra americani si moltiplicano, il rombo delle esercitazioni israeliane è continuo, gli scienziati del sistema antimissilistico David Sling hanno annunciato grandi miglioramenti.
Netanyahu e Trump sono certo scesi in particolari sia relativi agli scopi sia alla loro realizzabilità. Senza foto e giornalisti si devono essere detti quanto può essere pericoloso, anche per l'Europa oltre che per gli Usa, lasciare che l'Iran sviluppi le sue ambizioni. Non si sa cosa abbia in mano, ma è chiaro che si debba essere pronti a tutto, anche a un'atomica sporca. Trump e Netanyahu conoscono la pericolosità degli ayatollah e dei Guardiani della Rivoluzione: forse Trump, anche nel tentativo di accordo, sa che si tratta di un regime dannoso al mondo intero, ripugnante per qualsiasi democratico, di destra e di sinistra. Trump ha detto che la sua preferenza per una soluzione concordata persiste ma che gli iraniani "farebbero bene ad accettare" e che sono stati "molto disonesti". È un'accusa generale o specifica? Israele a suo tempo sottrasse gli archivi nucleari che dimostravano la truffa con cui l'Iran aveva seguitato ad arricchire l'uranio nonostante gli impegni. Trump non ama nemmeno per scherzo la prospettiva di essere ingannato. E con l'Iran, è chiara e presente.

