Il primo vero test parlamentare dei "vannacciani" dopo la rottura con la Lega e la nascita di Futuro Nazionale va in scena alla Camera sul decreto che rifinanzia l'invio di armi e aiuti all'Ucraina. E il banco di prova non è solo nel merito del provvedimento, ma tutto politico: un passaggio per contarsi, per misurare la tenuta della maggioranza e per chiarire dove si colloca il nuovo soggetto guidato dal generale Roberto Vannacci.
La fiducia posta dal governo trasforma il voto in uno spartiacque. I numeri certificano la solidità dell'esecutivo: presenti 330, votanti 326, astenuti 4, maggioranza 164; i sì sono 207, i no 119. La Camera approva. Tra i voti favorevoli figurano anche quelli dei deputati vicini a Vannacci Rossano Sasso, Edoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo che scelgono di sostenere la fiducia pur ribadendo la contrarietà al contenuto del decreto.
È una linea annunciata già nei giorni scorsi, dopo la presentazione di un emendamento soppressivo del provvedimento. Sì alla fiducia, dunque, ma no agli articoli del testo. Una distinzione tecnica che diventa però una scelta politica precisa: non mettere in discussione la sopravvivenza del governo di Giorgia Meloni, certificare una appartenenza, marcando al contempo una distanza netta sull'invio di armamenti a Kiev.
A spiegare la posizione è lo stesso Vannacci in una nota: "Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare". E ancora: "Non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti".
Il messaggio è duplice. Da un lato, Futuro Nazionale respinge l'accusa di voler fare da "quinta colonna" delle opposizioni su un dossier sensibile di politica estera. Votare la fiducia significa blindare l'esecutivo e non offrire sponde a Pd, M5S o Avs. Dall'altro, il voto contrario nel merito e il mantenimento di ordini del giorno per fermare l'invio di armi servono a rivendicare un'identità distinta, coerente con una linea fortemente critica verso l'assistenza militare all'Ucraina. Un equilibrio delicato che parla soprattutto all'elettorato di destra più scettico sull'impegno militare italiano - l'ultima rilevazione di Youtrend per SkyTg24 dà Vannacci al 3,9% - e apre una competizione diretta con la Lega sul terreno dell'identità sovranista.
La Lega comunque non sembra disposta ad aprire spiragli in merito alla possibilità di aggiungere un posto al tavolo del centrodestra. "Più che Futurismo di Marinetti è il trasformismo di Giolitti" commenta il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. "È un buffo tentativo - dice - di salvare l'immagine, ma è chiaro che si sono contraddetti oggi, perché se tu fai un partito apposta contro il governo di centrodestra perché lo accusi di sostenere Kiev e poi al primo voto voti la fiducia su quel provvedimento alla maggioranza...". A chi gli chiede dei distinguo che la Lega ha posto nel tempo sull'Ucraina Molinari risponde che "noi non abbiamo mai voluto votare, no, questo è il punto. Noi abbiamo sempre votato tutti i provvedimenti di sostegno a Kiev, facendo distinguo, ma sempre votando". E sulla questione Vannacci Antonio Tajani dice chiaramente che gli alleati non si muoveranno in ordine sparso: "Ne parleremo al momento opportuno, ma la Lega ha giustamente diritto ad avere l'ultima parola".

