Visite convenzionate solo 7 giorni al mese. Le disdette? All'insaputa dei pazienti

Scritto il 12/02/2026
da Maria Sorbi

I sistemi di prenotazione registrano i rifiuti sistematici delle prime date disponibili. Così gli esami vengono rinviati di mesi: solo il 27% degli appuntamenti nei tempi

Delle due l'una: o in Campania la gente gode di una salute di ferro (e non ha mai emergenze) o c'è qualcosa che non va nella gestione delle liste d'attesa. Come è possibile che non ci siano urgenze nemmeno per chi soffre di problemi cardiaci? Eppure è proprio quello che emerge sfogliando l'agenda degli appuntamenti che le Asl comunicano al Cup regionale.

Sembra che la maggior parte dei campani ci ripensi all'ultimo e disdica la visita prenotata per farsela riprogrammare entro 120 giorni, senza fretta. Ma è realmente così o è un trucchetto per far risultare i numeri delle attese in ordine? È un'eredita piuttosto ambigua quella che l'ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha lasciato al suo successore Roberto Fico. A suo tempo aveva intimato le Asl ad abbattere le liste d'attesa. Ma è mai possibile che non conoscesse i metodi usati per farlo? Di fatto sembra sia stato costituito un sistema alquanto "originale": le visite urgenti (cioè da fare entro 30 giorni) sarebbero state riversate nel calderone delle visite programmabili (quelle entro 120 giorni). E così sarebbero magicamente state alleggerite le percentuali sulle emergenze. Facendo risultare che la Campania risponde alla perfezione alle richieste di cura. L'inghippo (che De Luca ha cercato di smentire) genererebbe questi dati: il 94% degli eco addome completi sono in fascia programmata: il doppio della media italiana. Il 91% delle Tac cranio encefalo è programmabile contro una media italiana del 37%. Idem le visite ginecologiche: l'86% non sembrerebbe urgente, contro una media italiana del 43%.

Ma poi perché mai i pazienti dovrebbero disdire (in massa) un appuntamento? Possibile che nessuno possa in quel determinato giorno? Evidentemente avviene tutto a loro insaputa. Emblematico quanto accaduto al Ruggi di Salerno: un paziente richiede una visita dermatologica a settembre. Sul foglio di prenotazione risulta una presunta "rinuncia" dell'assistito, che fa slittare automaticamente il controllo al maggio 2026.

"Siamo di fronte a un meccanismo che umilia i cittadini - denuncia Mario Polichetti, ginecologo e responsabile del Dipartimento salute Udc - Non è possibile che visite prenotate correttamente vengano annullate senza che il paziente ne sappia nulla. È un modo inaccettabile di gestire la sanità pubblica". Nonostante il giochetto del finto rifiuto, solo il 27% delle visite urgenti è stato effettuato nei tempi.

Ma c'è un altro nodo che intoppa le liste d'attesa: riguarda i malati cronici (cardiaci, oncologici, diabetici) che hanno un vitale bisogno di avere un calendario di visite chiaro durante l'anno e non possono certo sopportare rinvii a chissà quando. "Prenotare una visita programmabile è ancora più complicato che ottenerne una in emergenza - spiega Antimo Morlando, segretario FP Cgil per l'area metropolitana di Napoli e della Campania - Un malato oncologico non può aspettare 6 mesi e oltre per una Pet o un esame, rischia di compromettere la chemioterapia e le cure. Molti si rivolgono al privato accreditato ma riescono a ottenere lo stesso esame gratuito solo nella prima settimana del mese. Dopo di che si trovano costretti a pagarlo o slittano ai primi giorni del mese dopo. Questo accade perchè i fondi sanitari non sono sufficienti".

All'interno degli ospedali ci sono situazioni paradossali: ad Avellino per una visita reumatologica ci vogliono 250 giorni con il sistema pubblico. Nei centri convenzionati un giorno.

Idem se si decide di effettuare la visita intra moenia, cioè in ospedale ma pagando. "Le aziende ospedaliere consentono troppe visite intra moenia. E ci viene il sospetto che siano benevole proprio perché ci guadagnano tutti: ospedale, specialista, infermieri. Ma non i cittadini". Risultato: anche in Campania aumentano i malati che rinunciano alle cure.