Il progetto di un'Europa dei conservatori, immaginata e auspicata dalla destra fino a solo pochi anni fa, sta prendendo corpo e diventando realtà. Sono ormai lontani i tempi della prima commissione Ursula Von der Leyen con Frans Timmermans commissario al Green deal e un'Europa sbilanciata a sinistra, nel giro di pochi anni il vento è cambiato e il voto di martedì con cui è stato approvato l'elenco dei Paesi sicuri per i rimpatri è emblematico. Sono le prove generali, in vista della prossima legislatura europea, di un passaggio dalla "maggioranza Ursula" composta da popolari, socialisti e liberal alla "maggioranza Giorgia" basata sull'alleanza tra popolari e conservatori. A onor del vero già in questa legislatura su alcuni temi Ppe, Ecr e Patrioti hanno votato insieme in particolare nel contrasto alle politiche green e su una mozione per il Venezuela che ha mandato le sinistre in minoranza adottando così la denominazione di "maggioranza Venezuela".
Lo spostamento a destra dell'Europa è determinato da alcuni fattori politici che si sono venuti a creare in cui l'Italia ha giocato un ruolo da protagonista. La vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni del 2022 l'ha resa l'unico primo ministro conservatore di una grande nazione dell'Europa occidentale spostando gli equilibri del consiglio europeo ma è con le elezioni europee del 2024 che il quadro è cambiato ulteriormente. La crescita del gruppo Ecr dei conservatori e della delegazione degli europarlamentari di Fratelli d'Italia ha aumentato il peso politico di Giorgia Meloni che è riuscita a ottenere la vicepresidenza della Commissione Ue per l'Italia con Raffaele Fitto e a spostare Bruxelles su posizioni più in linea con quelle italiane dall'immigrazione alle politiche ambientali. Questo percorso avviato dall'Italia ha avuto un'accelerazione con le elezioni in Germania nel 2025 che hanno portato all'elezione di Friedrich Merz a cancelliere sostituendo il socialista Olaf Scholz. Sebbene Merz appartenga alla famiglia europea del Ppe e Giorgia Meloni all'Ecr, la collaborazione tra i due leader è stata fin da subito stretta sancendo un legame sia da un punto di vista politico tra conservatori e popolari sia stringendo i rapporti tra Italia e Germania. I risultati di questo approccio emergeranno oggi al vertice Ue sulla concorrenza ma si concretizzano in una stretta collaborazione tra le due nazioni su dossier strategici come l'industria o la difesa implementati nell'ultimo anno. D'altro canto i capi di governo che siedono al consiglio europeo legati al Ppe o all'Ecr sono vari, dal greco Kyriakos Mitsotakis al belga Bart De Wever, a testimonianza di una crescita di popolarità delle posizioni del centrodestra in Europa. Se infatti si confronta il successo di questi leader in patria e a livello internazionale con quello dei primi ministri progressisti il risultato è impietoso a cominciare dalla Francia. Emmanuel Macron vive una crisi di consenso senza precedenti che ha ormai superato i confini francesi impattando anche gli equilibri europei. Il fallimento del progetto del super caccia franco tedesco che avrebbe dovuto rivoluzionare la difesa europea nell'idea del presidente francese è emblematico, così come la freddezza con cui Berlino ha accolto la proposta degli eurobond. La scarsa popolarità in patria, unita a una serie di errori politici e al fatto che non potrà ricandidarsi alla presidenza, rendono Macron un leader debole.
Non se la passa meglio Pedro Sánchez in Spagna reduce da una batosta alle elezioni in Aragona dove il Partito socialista ha ottenuto il peggior risultato del partito nella regione mentre il Partito Popolare e Vox hanno accresciuto notevolmente il proprio consenso. Il governo Sánchez, incensato dalla sinistra italiana, si regge con i voti degli autonomisti baschi e catalani e vive una crisi di consenso interna. In Gran Bretagna invece Keir Starmer si trova ad affrontare il terremoto dei file Epstein che hanno investito la sua maggioranza di governo sempre più traballante. Pur non essendo la Gran Bretagna nell'Unione europea, Starmer è stato il primo ministro britannico che più si è avvicinato a Bruxelles con risultati tutt'altro che soddisfacenti nel consenso mentre Nigel Farage vola nei sondaggi. L'aria sta cambiando, un nuovo vento conservatore soffia su tutta l'Europa.

