“Visto che lo sport nazionale è fare sondaggi”, scrive con una punta di ironia Roberto Vannacci su Facebook, ecco a voi i risultati, che dovrebbero apparire straordinari ma che in fondo sono inutili e fuorvianti, di un post a pubblicato lo scorso fine settimana dal giornalista e creator Robby Giusti sempre su Facebook. Nel post originario Giusti lancia una call to action ai suoi follower chiedendogli di scegliere tra quattro leader di centro – destra quello per il quale voterebbero: Giorgia Meloni ha incassato fino a oggi il gradimento del 45% dei follower-elettori, pari a 12.355 voti, Matteo Salvini e Antonio Tajani invece risultano essere graditi dal 6% e dal 3% degli utenti partecipanti, che in termini assoluti significano 1.840 e 641 voti.
Ma, la vera sorpresa, che ha poi spinto Vannacci a ripostare i risultati, è la percentuale ottenuta proprio dal leader di Futuro Nazionale, che si piazza al secondo posto momentaneo con il 43%, che corrisponde a 11.205 voti totali. Adesso, a parte la distorsione cognitiva indotta dall’ex generale che volutamente parla e scrive di sondaggi, lasciando passare erroneamente l’equazione che i risultati di un post possano essere ingenuamente equiparati a quelli di una ricerca demoscopica - che è tutt’altra cosa in quanto si parte da un campione stratificato per età, genere, professione e formazione – il punto è anche un altro, nonostante lo stesso Giusti, riprendo i risultati su Instagram, precisa che il suo post “non è un sondaggio scientifico, ma racconta il sentimento di una parte precisa di pubblico, quello che vive e discute qui, sui social.
In pochi giorni hanno votato oltre 25.000 persone. Un dato reale, spontaneo, espresso da utenti veri che ogni giorno leggono e commentano i miei contenuti”. Ecco, in questo ultimo passaggio c’è il punto di comprensione dell’operazione social-simpatia promossa da Giusti e rilanciata da Vannacci. Se decidiamo di esprimere anche la nostra preferenza ci renderemmo immediatamente conto che da utenti e da follower possiamo esprimere una pluralità di voti scegliendo anche tutte e cinque le ipotesi di voto.
Ciò, vuol dire che possiamo “flaggare” la casella in corrispondenza del nome Meloni e contemporaneamente quella di tutti gli altri, da Tajani a Vannacci compresa l’opzione “Nessuno”. I risultati quindi risultano geneticamente alternati e come detto fuorvianti, perché non c’è una vera alternativa a dettare la scelta dell’utente, come può esserci nel voto reale o in un sondaggio, una circostanza che svuota di valore anche il dato della partecipazione totale degli utenti: chi, giusto per fare un esempio, non ci dice che i follower che hanno messo la croce su Meloni non abbiano al tempo stesso “votato” anche per Vannacci?
Insomma, “visto che lo sport nazionale è fare sondaggi” a Vannacci in questa occasione andrebbe data una medaglia di cartone.

