"Io, ex ministro di Prodi vi dico: non illudetevi di aver già vinto"

Scritto il 18/04/2026
da Giuseppe Alberto Falci

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella: "La Salis? Pensi a Genova, serve gente più strutturata"

L' ultimo centrosinistra che ha vinto le elezioni politiche risale al 2006. Un'altra epoca, Romano Prodi superò Silvio Berlusconi per un soffio di voti. Un corto muso che Clemente Mastella, oggi sindaco di Benevento ed eterno diccì, ricorda con un filo di nostalgia perché sedeva nell'esecutivo come ministro della Giustizia. Ecco perché nei giorni di massima euforia del campo largo avverte: "Attenzione, compagni: è illusorio pensare che il fronte No si trasformi in una proposta di governo".

Mastella, è preoccupato?

"Ogni elezione è diversa. Le amministrative sono una cosa, altro le politiche, altro ancora il referendum".

Cosa deve fare allora il centrosinistra per non commettere gli errori del passato: basta ripartire dal modello di coalizione del 2006?

"Quello fu un centrosinistra vincente in cui tutti almeno nella fase iniziale fecero dei passi indietro rispetto alla radicalità. Da quel momento in poi la sinistra è arrivata al governo in maniera stravagante. Hanno fatto della morale a chi come me in fondo è rimasto sempre nell'area centrale. E poi il Pd ha siglato alleanze con i Cinquestelle. Se vogliono tornare a vincere devono dimenticare questa venatura moralistica. Ricordo che senza i 550 mila voti dell'Udeur, Romano Prodi non avrebbe vinto".

Sta dicendo che ancora una volta senza di lei il campo largo non avrebbe la meglio?

"Sto dicendo che una condizione necessaria per creare le basi di un centrosinistra vincente è la nascita di un'area di centro. Al momento vedo una coalizione troppo spostata a sinistra. E la polarizzazione favorisce più la destra, perché la compagine che oggi siede Palazzo Chigi ha al suo interno una componente moderata come Forza Italia".

Il dibattito all'interno del campo largo ruota attorno alle primarie. Sul "Corriere della Sera" Walter Veltroni, primo segretario del Pd, le ha sconsigliate. Nutrono perplessità anche altri padri nobili della sinistra italiana. Che fare, dunque?

"Quelle a cui ho partecipato avevano un senso perché all'epoca c'era fame di mobilitazione. Qui diventa una lotta tribale tra Conte e Schlein".

C'è chi sostiene all'interno del Pd che Conte avrebbe più chances di vincere contro Meloni anche perché ha già fatto due volte il presidente del Consiglio in contesti non facili. Lei chi sceglierebbe tra la segretaria del Pd e il leader del M5s?

"Preferisco non partecipare al dibattito fra le due curve. Rilancio: perché non si affida la scelta del candidato della coalizione a una commissione di saggi a cui chiederei: chi è a vostro avviso il profilo più accreditato per vincere?"

E se spuntasse come profilo unitario l'attuale sindaco di Genova, Silvia Salis?

"Sarebbe un errore clamoroso, prima di tutto da parte sua: è stata eletta prima cittadina, deve farlo per cinque anni. E poi ha appena iniziato a fare politica, serve un profilo più strutturato".

Come si fa a mettere insieme un centrosinistra così eterogeneo e al momento diviso, ad esempio, sulla politica estera?

"Se ogni singolo partito desidera portare avanti il proprio tratto identitario, il destino del campo largo è segnato: restare per sempre all'opposizione".

Qual è la ricetta?

"Bisogna recuperare i ceti che hai dimenticato per strada, recuperare su un tema oggi assai sensibile dall'opinione pubblica come la sicurezza che è totalmente appannaggio della destra. Schlein ha iniziato ad avere una sintassi più moderata, solidarizzando con Meloni sull'attacco di Trump. Continuerà a farlo? Lo vedremo. Alla fine di tutto la sinistra si deve mettere in testa una cosa: vuole iniziare a vincere il campionato o desidera restare l'eterna vincitrice delle amichevoli d'estate?"