Il sorteggio? Il 42% dell'Anm diceva sì

Scritto il 20/01/2026
da Luca Fazzo

Nel 2022 il sondaggio tra i magistrati. E si aprono le prime crepe nell'associazione

Il loro referendum sul sorteggio per il Csm i magistrati lo hanno già fatto: esattamente quattro anni fa, nel gennaio 2022. E andò a finire così male che l'Associazione nazionale magistrati, che lo aveva organizzato sperando in un plebiscito contro la riforma (di cui già allora si parlava) da allora glissano su quanto accadde. A esprimersi erano solo gli iscritti all'Anm. Esito: ad andare a votare furono in pochi, segno che il magistrato medio non ribolliva di allarme verso il progetto di riforma, avanzato dal ministro della Giustizia dell'epoca, Marta Cartabia. Ancora peggio andò quando si aprirono le urne: e si scoprì che il 41,8 per cento dei magistrati era favorevole al sorteggio. Il sindacato delle toghe commentò gelidamente: "L'Anm prende atto del risultato odierno". E della cosa non si parlò più. Anche se dal fronte moderato si segnalò già allora come l'esito confermasse l'esistenza tra le toghe di una minoranza assai meno schierata contro le riforme dei vertici dell'Anm.

Ma l'imbarazzante precedente torna a galla in questi giorni, perché tra due mesi si andrà a votare per il referendum, quello vero, sugli stessi temi: la riforma della giustizia, compresa la nomina per sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura togati (cioè giudici di mestiere). Stavolta a venire chiamati a votare saranno tutti gli italiani. E se persino una grande parte dei magistrati era d'accordo col sorteggio, le chance per l'Anm di una sollevazione popolare contro la riforma rischiano di ridursi al lumicino.

A ricordare l'esito del referendum del 2022 è ieri Claudia Eccher, membro laico del Csm. "Il risultato è spiazzante se proiettato sul dibattito odierno secondo cui in caso di vittoria del Sì il paese sarebbe a rischio autocrazia", dice la Eccher: un rischio che nel 2022 neanche il 40 per cento dei magistrati vedeva. D'altronde il referendum interno del 2022 veniva a pochi anni di distanza dallo scandalo dell'hotel Champagne, che aveva messo in luce le magagne del Csm. Il fatto che i risultati avessero fatto suonare un campanello d'allarme nelle alte sfere dell'Anm lo conferma la rilettura delle reazioni di allora: "Il dato che 1.700 magistrati hanno votato per il sorteggio temperato deve indurre ad una riflessione. Si tratta senza dubbio di un voto che esprime insoddisfazione", avevano scritto i vertici di Unicost, la corrente centrista. Ma la riflessione di quattro anni fa, ammesso che ci sia stata, non ha portato l'Anm a cambiare linea. Così contro la riforma - stavolta diventata legge costituzionale - è partita la campagna referendaria con la creazione dei comitati per il No. Ma, oggi come quattro anni fa, il dissenso interno al sindacato dei magistrati si è fatto palpabile: il clou si è avuto nei giorni scorsi, quando alla riunione del direttivo centrale dell'Anm si è alzata Natalia Ceccarelli, esponente della corrente Articolo 101, che ha attaccato frontalmente la linea dell'associazione sulla riforma costituzionale, prendendo di mira particolarmente i toni e gli argomenti con cui viene sostenuta in questi giorni la campagna delle toghe per il No. "Come si fa a tornare a un confronto sereno - ha detto la Ceccarelli - dopo quei manifesti in cui noi, l'Associazione nazionale magistrati ha abdicato a qualsivoglia approccio tecnico alla riforma abbracciando la politica e il modus degli imbonitori? Abbiamo abdicato alla nostra terzietà e siamo diventati agitatori di menti".

Intanto, si allarga il fronte di chi anche all'interno dei piani alti della magistratura si sta schierando nei comitati per il Si: procuratori, procuratori generali, giudici impiegati nei livelli più alti del ministero. Molti, dopo le esitazioni iniziali, pronti a dissociarsi dalla campagna dell'Anm.