Il ministro per le Riforme Elisabetta Casellati è stata ospite ieri sera della Festa del Giornale, dove l'ha intervistata il direttore Tommaso Cerno (insieme nella foto). Prima, però, ha risposto alle nostre domande.
Ministro, nella campagna referendaria il fronte del No alla riforma sulla separazione delle carriere insiste che il vero obiettivo è assoggettare i pm al governo. Che risponde?
«È una colossale falsità, figlia di un ostruzionismo ideologico e irresponsabile. È l'esatto opposto. Non solo nella riforma non c'è traccia di sottoposizione dei pm alla politica, ma rispetto all'attuale Costituzione vi è un rafforzamento della loro indipendenza. Si afferma espressamente che giudici e pm sono indipendenti e autonomi da ogni potere. La riforma è una battaglia di verità, che restituirà ai cittadini fiducia nei confronti della magistratura. Attraverso la separazione delle carriere e il nuovo Csm noi avremo un giudice terzo e la terzietà è garanzia di giustizia e trasparenza. Una riforma, dunque, non contro ma per la magistratura. Questi i fatti. Il resto è propaganda».
La sua riforma sul premierato ha ripreso a marciare in Parlamento: che tempi prevede e che effetti avrà una volta approvata?
«Il premierato è sempre in cammino: il testo è in seconda lettura alla Camera e i lavori in commissione sono in corso. C'è tutto il tempo per approvarlo entro fine legislatura. È la grande sfida del nostro Paese perché la stabilità, che il premierato garantisce, significa credibilità a livello internazionale, fiducia dei mercati, attrattività degli investimenti. Quindi programmazione, visione, crescita economica e competitività. Nessun progetto, dalla sanità al fisco dalle infrastrutture all'istruzione, potrà mai vedere la luce se in una rapida successione di governi, cambiano continuamente le regole. In un contesto geopolitico complesso e in continua evoluzione, in assenza di stabilità, saremmo destinati sul piano internazionale all'irrilevanza. I numeri sono chiari: l'instabilità politica 2012-2022 ha provocato una spesa di 265 miliardi di euro in più sugli interessi del debito pubblico, una somma superiore all'intero ammontare delle risorse del PNRR. Se in passato bastava una scossa per far cadere i governi, con il premierato avremo la riforma anti-sismica della politica italiana».
Per la nuova legge elettorale il centrodestra punta su un proporzionale con premio di maggioranza. In che cosa migliora il sistema attuale?
«Siamo ancora in una fase interlocutoria, che vedrà un confronto con le opposizioni. La nuova legge elettorale dovrà garantire la governabilità senza ovviamente indebolire la rappresentanza. Per questo si è parlato di un sistema proporzionale con premio di maggioranza, perché chi vince deve poter governare. Per evitare blocchi, che troppo spesso hanno paralizzato il sistema politico e penalizzato il nostro Paese, le aggregazioni si formeranno prima del voto e non dopo per il rispetto dovuto alla volontà popolare. Mi pare evidente che la legge elettorale dovrà ispirarsi alla riforma del premierato per garantire quella stabilità la cui mancanza ha danneggiato per troppo tempo cittadini e imprese».
A che punto è la semplificazione normativa?
«È una priorità a livello nazionale ed europeo perché è una straordinaria leva di carattere economico a costo zero. Ci sto lavorando a passo deciso, perché la burocrazia in Italia è un vero stalker per famiglie e imprese, con costi che superano 200 miliardi di euro l'anno. Ho abrogato oltre 30mila atti prerepubblicani riducendo lo stock normativo del 28% e approvato vari provvedimenti importanti, che hanno digitalizzato e semplificato procedure per cittadini e imprese e settori strategici come le energie rinnovabili. Ho introdotto anche la legge annuale di semplificazione, che affronta la proliferazione normativa in maniera sistematica e non occasionale. Per la prima volta in Italia ho introdotto principi innovativi, come la Valutazione di Impatto Generazionale e di genere, che dovranno guidare il legislatore nella fase di elaborazione normativa. A livello europeo, ho avviato un dialogo con il Commissario Dombrovskis per chiedere un cambio di passo: privilegiare norme di principio per renderle più adattabili ad esigenze dei singoli stati membri e partecipare in fase istruttoria alla semplificazione burocratica».
Forza Italia, il suo partito, ha superato il dopo-Berlusconi e punta al rinnovamento. Qual è il suo stato di salute?
«Fi gode di ottima salute, forte della strada tracciata da Berlusconi, più attuale che mai. I suoi valori e la sua idea di rivoluzione liberale sopravvivono alla sua persona. Non c'è un dopo Berlusconi, perché il nostro partito parla ancora con la sua voce. Tajani ha saputo raccogliere con grande determinazione una difficile eredità. Rinnovamento significa, a mio parere, coniugare l'esperienza di una classe dirigente competente ed inclusiva, in grado di cogliere i cambiamenti della società, con la capacità innovativa e lo slancio di tanti giovani che sono nel nostro partito».

