È il momento di fare un po' di chiarezza

Scritto il 29/05/2026
da Marco Lombardo

Nel tennis ogni tanto si perde, il problema è come lo si fa. E siccome proprio Sinner ci ha spiegato più volte come il Roland Garros fosse "l'obiettivo principale dell'anno", allora qualche domanda bisogna farsela. Noi, lui, e quelli che gli stanno intorno. È insomma arrivato il momento di fare chiarezza, almeno un po'.

Come si fa a far giocare Sinner a 38 gradi? Lo abbiamo sentito dire perfino alla vigilia, figuriamoci dopo. Ma la verità è che la stessa temperatura c'era anche per il suo avversario, e quindi lasciamo stare. Quello che invece sta diventando ripetitivo è ciò che gli succede, e in qualunque situazione meteo. E, proprio per dire le cose come stanno, nel circuito e dintorni ormai si parla da tempo apertamente di attacchi di panico, o quantomeno di ipocondria. La sequenza - dicono gli esperti - è sempre la stessa: si comincia con un piccolo problema fisico, poi i crampi, il vomito, i sudori freddi, lo sguardo atterrito, la rigidità muscolare.

Nessuno sa se questo sia realtà o meno, ma nell'era social tutto diventa sentenza. E le sentenze diventano verità: succedeva anche a Naomi Osaka, quando era numero uno.

E allora: sicuramente ci stiamo sbagliando. Però dare una spiegazione ora sarebbe salutare pure per Sinner. Ne basta anche una mezza: Zverev, per dire, del suo diabete non nasconde più nulla. Ma anche Nadal non ha negato i problemi al piede, Federer il suo mal di schiena, Djokovic il suo gomito infiammato: facevano paura a tutti lo stesso. Non c'è niente di male ad aprirsi un po' al mondo (problema numero uno); così non c'è debolezza ammettere di aver sbagliato programmazione coi 5 Mille di fila. "Ci aveva assicurato che a Madrid ce la faceva" è stato detto dal suo team, ed infatti ce l'ha fatta. Ma il dopo? Già a Roma era stanco, a Parigi il patatrac. Jannik è uno che decide da solo, eppure un consiglio ci permettiamo - da ammiratori, s'intende - di darglielo: per essere un fenomeno non c'è bisogno di trasformarsi in Superman, e neppure da macchina da soldi. Perdendo s'impara, dice sempre lui, e per questo la giornata nera di Parigi non è un dramma.

È un'opportunità.