Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli e il segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni (in foto) incrociano per la prima volta le armi in vista dell'avvio del confronto per il rinnovo del contratto nazionale del credito. L'occasione è il 130esimo consiglio nazionale del principale sindacato del settore del credito, che ha preso avvio ieri a Milano, di fronte a una platea di 1.800 bancari. Sileoni lo dice infatti chiaro e tondo: dopo la scorpacciata di utili degli ultimi anni le banche non pensino solo a pagare maxi dividendi agli azionisti, ma diano "più prestiti a tassi più bassi" a imprese e famiglie "e più soldi alle lavoratrici e ai lavoratori che contribuiscono a quei risultati". Del resto, aggiunge, "ogni bancario, in media, produce un valore aggiunto per la propria banca pari a quattro volte il suo costo": "Significa che le risorse per riconoscere il contributo di ognuno di noi ci sono, significa che si possono aumentare i salari senza intaccare i profitti". Cauta la reazione di Patuelli, che dopo un anno di discesa dei tassi di interesse segnala i rischi in arrivo a causa della guerra in Iran, che non è "l'ennesima guerra mediorientale", ma "una guerra molto più grave". Se quindi lo scorso anno le commissioni da gestione del risparmio hanno compensato il calo del margine di interesse e permesso agli istituti di ottenere utili record, "se le Borse vanno giù a precipizio come stanno andando da qualche giorno, la gestione del risparmio quei miracoli che ha fatto negli ultimi anni non li fa". Le banche non hanno infatti "il corno della fortuna" e "i rischi per la stabilità economica e finanziaria sono da non sottovalutare già da subito". La chiosa finale, ironica, è di Sileoni, in vista dei negoziati dei prossimi mesi: "Quindi se la guerra dura ancora due anni, il contratto lo facciamo tra due anni e un giorno". Il leader della Fabi si è quindi detto contrario "a un modello di euro digitale che possa trasformarsi in uno strumento di controllo di massa e di omologazione totale dei comportamenti economici. La moneta non è soltanto uno strumento tecnico. È uno spazio di libertà".

