Banca rapinata, ira dei clienti. E caccia ai 6 "professionisti"

Scritto il 18/04/2026
da Stefano Vladovich

Le indagini sugli "esperti" dello scavo. Il precedente sempre nella stessa piazza e il colpo fallito a Roma nell'estate 2022

Una rapina «da manuale». Dodici metri di galleria scavata nel tufo partita dalle fogne, un varco nel pavimento, ricognizioni e tempi calcolati al millesimo. Un lavoro di mesi, fatto da esperti dello scasso che in meno di un'ora hanno aperto come scatole di sardine centinaia di cassette di sicurezza. Davanti alla Credit Agricole in piazza Medaglie d'Oro, all'Arenella, sono tanti i clienti a chiedere spiegazioni. Per tutti la filiale numero 10 riaprirà lunedì 20 aprile, solo allora sapranno se i loro averi sono spariti assieme ai rapinatori.

«Da anni chiedevo di installare armadietti blindati. Come quelli che i rapinatori non hanno toccato. Le cassette, invece, si aprivano con un semplice piede di porco. E così è stato» racconta, amareggiato, un cliente che ha perso tutti i gioielli di famiglia. Che le cassette non fossero a prova di scassinatore lo sapevano anche i sei personaggi che poco prima di mezzogiorno hanno dato

l'assalto alla banca. Tre dall'esterno, sfondando una vetrata con la Giulietta rubata, almeno due, se non tre, sbucati dal sottosuolo al momento esatto dell'irruzione. Tutto calcolato, come la via di fuga che ha compromesso le condotte fognarie della città. «Ci hanno inviato solo un sms - spiega un altro cliente - con la data della riapertura». Tra la folla radunata anche alcuni dei 25 ostaggi chiusi per due ore in una stanza e liberati da carabinieri e vigili del fuoco.

Le indagini si concentrano sui «soliti sospetti», ovvero esperti partenopei dello scavo a scopo di rapina. Come quelli che esattamente dieci anni fa sfondarono i sistemi di sicurezza di una filiale della Deutsche Bank, anche questa in piazza Medaglie d'Oro. Ovvero in un quartiere bene dove famiglie facoltose preferiscono mettere oro e preziosi al sicuro. È il 28 dicembre 2016 quando la banda del buco entra in azione. Anche allora la faranno franca nonostante l'intervento quasi immediato della polizia. Magrissimo, però, il bottino: poche decine di euro arraffate dalle casse prima di fuggire. Ma è su un precedente nella capitale che si concentrerebbero gli inquirenti. Il giorno X è il 12 agosto 2022. Gli scassinatori sono un mix di napoletani in trasferta e romani. Da un negozio chiuso da tempo e preso in affitto si scava un tunnel che

collega due banche di via Innocenzo XI, raccordato alla rete fognaria. «Capocantiere» è Mario Mazza, oggi 61enne, pregiudicato per rapina, chiamato appositamente da Napoli per dirigere lo scavo. Con lui Antonio Pinto, 50 anni, del rione Sanità. Ma a fare il lavoro sporco, a scavare nel sottosuolo, sono due romani: David Sciavarrello e Andrea Grassi, 37 anni. Quella mattina Sciavarrello fa da palo, i napoletani sono pronti a entrare in azione. All'improvviso il crollo della galleria. Grassi resta sotto le macerie per nove ore e sarà ricoverato in prognosi riservata, gli altri se la caveranno con una denuncia a piede libero. Teatrale la loro difesa: «Passavamo in auto quando abbiamo visto un ragazzo che chiedeva aiuto. Arrivati al tunnel abbiamo avuto paura e siamo scappati. Fuori ci hanno fermato due tipi con le pistole. Non avevamo capito che erano carabinieri in borghese. Il romano rimasto intrappolato? E chi lo conosce?».