Stanley Kubrick novello Nostradamus. La figura di Epstein tra le pieghe diaboliche di "Eyes Wide Shut"

Scritto il 04/03/2026
da Filippo Ulivieri

Lo scandalo del finanziere pedofilo ha fatto riconsiderare il significato del film del 1999. La famosa scena dell’orgia non allude ai festini delle élite. Fu ispirata da Schnitzler

Il ritrovato interesse per «Eyes Wide Shut», se pure per vie accidentate, comprova che Stanley Kubrick (1928-1999) è tornato a sfiorare lo zeitgeist tanto quanto aveva fatto negli anni Sessanta e Settanta con tre capolavori assoluti e al contempo molto attuali: «Il Dottor Stranamore» per le letali scaramucce tra superpotenze, «2001: Odissea nello Spazio» per la contemplazione psichedelica del cosmo e «Arancia Meccanica» per la gestione problematica dell'ordine sociale. Ora, che Kubrick finisca dentro l'ennesima teoria del complotto non desta stupore: sempre lui sarebbe il regista del falso allunaggio per conto della Nasa. Ma «Eyes Wide Shut» ha davvero niente a che fare con gli Epstein Files che stanno mettendo a soqquadro la politica mondiale. Però Kubrick aveva catturato lo spirito dei tempi, ancora una volta.

Tra gli effetti più curiosi della pubblicazione dei documenti del finanziere Jeffrey Epstein spicca una rinnovata attenzione verso Eyes Wide Shut, con una rilettura bizzarra che se ne fa sui social network. Da satira triste sulle fragili certezze del maschio ottuso, quel Bill Harford belloccio ma un po' fesso reso da Tom Cruise, il film è diventato l'opera di denuncia con cui Stanley Kubrick avrebbe smascherato gli orrori delle élite di potere. Anzi, la narrazione più in voga negli Stati Uniti, e quindi in tutto l'Occidente 2.0, vuole addirittura che Kubrick non sia morto d'infarto ma ucciso per aver osato rivelare con anni di anticipo proprio i festini organizzati da Epstein, raccontati in 24 minuti di film tagliati e fatti sparire.

Per capire però il perché di questo suo ruolo da star del retropensiero complottista bisogna guardare a quella che nel mio libro Sulla Luna con Stanley Kubrick ho chiamato "l'immagine mitologica" del regista, ossia l'insieme di attributi e aneddoti che, pur non corrispondendo alla realtà del suo carattere o del suo metodo di lavoro, lo fanno risultare agli occhi dei più come il genio certosino del cinema, l'acuto interprete della crisi della ragione occidentale, l'artista puro che si è allontanato dalle falsità hollywoodiane e perfino un eremita lontanissimo ammantato di mistero. Grazie ai suoi capolavori e alle sue gesta mitiche, Kubrick non si trova solo nell'empireo dei registi cinematografici ma ai vertici dell'umano sapere: più che un artista, un oracolo. È questa collocazione siderale che rende possibile l'attività frenetica di interpretazione che produce la lettura scalmanata di Eyes Wide Shut. Funziona così. Il perfezionismo autorizza a pensare che anche il più piccolo elemento sullo schermo sia non solo voluto ma significativo, che sia lì per un motivo ben preciso e che possa, o in realtà debba, essere interpretato. E poiché Kubrick compiva vastissime ricerche preparatorie, i suoi film devono traboccare di idee, di messaggi. Ma essendo Kubrick interessato più a porre domande che a dare risposte, i suoi messaggi sono nascosti, da scovare se non da decifrare, e i suoi film risultano ambigui, allusivi e simbolici. Il salto da spettatori a iniziati è dunque brevissimo. A completare il quadro, la posizione da interno non allineato dell'industria cinematografica rende Kubrick un puro, un buono, finanche un paladino e autorizza l'idea che il regista abbia visto cose precluse agli occhi dei comuni mortali e di un tale e tanto orrore da fargli preferire l'esilio. Tocca spiegarla così, la teoria complottista di Eyes Wide Shut, perché nel film non c'è nulla che la giustifichi. C'è sì un sottotesto sociopolitico, tanto che l'opera può essere letta come un'esplorazione della lotta di classe. Ma la sequenza dell'orgia, coi suoi ricconi mascherati, le parole d'ordine, i rituali occulti e il sesso perverso, era già presente nel racconto Doppio Sogno di Schnitzler che il film adatta fedelmente: serviva come rappresentazione onirica dei tanti vorrei-ma-non posso del protagonista e non, come scrivono online, per dare "esatta rappresentazione dei festini pedofili di Epstein".

Intanto, i libertini di Kubrick sono adulti consenzienti e nessuno di essi è intento a compiere gli atti raccapriccianti che affiorano dagli Epstein files. E no, i delitti non sono spariti coi 24 minuti censurati perché tale girato non è mai esistito, come provano i documenti di produzione che ho consultato al Kubrick Archive a Londra. Però nel finale la figlia degli Harford viene portata via da due uomini! insistono su X e Instagram; la rapiscono per portarla al prossimo consesso malvagio. Ma che film avete visto, sarebbe da rispondere: i due non la guardano neppure, intenti solo a fare shopping. E come la mettiamo allora con quelle altre due comparse che al party di Natale passano dietro Nicole Kidman e sarebbero ritratti di Epstein e della complice Ghislaine Maxwell? A parte che nel 1996, quando fu girata la sequenza, i due non erano affatto figure note ah, già, Kubrick sa sempre tutto la mettiamo che all'epoca Epstein era appena brizzolato e non incanutito come il figurante dagli analoghi lineamenti equini; quanto a lei, non assomiglia affatto a Maxwell. L'ultima che ho beccato rivela che il cronista Larry Celona, il cui nome firma il finto articolo di giornale sulla morte della donna misteriosa che durante l'orgia salva il protagonista, è lo stesso che nel 2019 dette la notizia del suicidio di Epstein. Ma il lavoro da consulente di Celona per fornire un facsimile del New York Post da far sfogliare a Cruise fu svolto più di vent'anni prima della morte di Epstein! Predire il futuro mi sembra un po' troppo anche per Kubrick. Alla fine l'unica cosa vera del chiacchiericcio social è che l'orgia fu girata in una delle residenze inglesi dei Rotschild, la ricca famiglia ebrea al centro di innumerevoli teorie del complotto e ben presente nelle email di Epstein, ma anche qui andrebbe precisato che il palazzo compare solo per gli esterni. Comunque concediamogli almeno questa. Al netto delle forzature da esegeti in delirio, non deve sorprendere se ci rivolgiamo al cinema per tentare di dar senso alla realtà. Non è forse il ruolo dell'arte? Altri film si sono dimostrati quasi prescienti nell'intercettare anzitempo temi caldi o tendenze in atto. Quello che sorprende è che sia Eyes Wide Shut il film su cui riversare le ansie collettive e la sfiducia nelle classi dirigenti quando ci sono opere molto più aderenti al quadro invero inquietante che emerge dai documenti legati a Epstein. Non credo qualcuno abbia fatto meglio di Pasolini con Salò o le 120 Giornate di Sodoma nel mettere in scena l'oscenità del potere, ma se si volesse un modello più pop si potrebbe guardare a Hostel di Eli Roth che racconta proprio le gesta di una cricca di super ricchi che fanno tratta di giovani per i loro sadici piaceri. Questi film danno davvero rappresentazione simbolica o letterale degli orrori di Epstein, ma è a Kubrick che ci si rivolge, è lui l'artista che tutto rivela e ci indica la via. Certo, in America manco sapranno chi è Pasolini e la scintillante e astratta messinscena kubrickiana meglio si presta a immaginarsi i segreti delle élite, ma trovo che il punto sia che nessuno ha potuto spingersi nell'immaginario collettivo laddove Kubrick è riuscito ad arrivare. Oggi è al Bill Harford di Eyes Wide Shut che guardiamo, incarnazione massima del protagonista kubrickiano ed emblema dell'uomo occidentale contemporaneo: impotente, frustrato nei desideri e nelle ambizioni, smarrito, ignaro di se stesso e di chi ha attorno, oggetto in balia di disegni superiori inconoscibili. Il fascino persistente di Eyes Wide Shut risiede nella sua rappresentazione di una condizione esistenziale, non nella sua presunta rivelazione di fatti criminali.