Gli estintori c'erano, dice Jacques Moretti interrogato di nuovo dai pm di Sion. Erano quattro, ma nessuno li ha usati perché "tutti pensavano a scappare", ha detto il gestore del Constellation, anche se lui non era lì al momento del rogo. E la ferocia di quella notte riemerge dalle quaranta foto del dossier della polizia cantonale agli atti dell'inchiesta, scattate nei due giorni dopo l'incendio che ha divorato il locale e ucciso 41 ragazzi. Ci sono le bottiglie sui tavoli. E i pannelli del soffitto fusi. Devono aver prodotto una pioggia di fuoco, a vedere le gocce nere a terra. Fotografato anche il dettaglio della porta di servizio al primo piano, forzata dai soccorritori perché la sera di Capodanno era chiusa con un chiavistello in alto. Una trappola, come la scala annerita che le vittime non sono riuscite a risalire dal seminterrato. Dalle relazioni tecniche emerge che non ci fossero cartelli catarifrangenti di segnalazione degli estintori: "Non mi ricordo della loro presenza, li avevo incollati con un nastro biadesivo ma si staccavano facilmente al passaggio delle persone. Ho controllato e anche in questo palazzo in cui siamo oggi c'è lo stesso problema: si scollano anche qui", ha detto il gestore, riferendosi al campus universitario di Sion, dove si stanno svolgendo gli interrogatori.
Ieri Moretti e la moglie Jessica, hanno incontrato in forma riservata la madre di due ragazze ferite nel rogo, Leila Micheloud, presente ad assistere all'interrogatorio del titolare del locale, in qualità di parte civile. "Ovviamente non posso dire che cosa si sono detti - spiega Sébastien Fanti, avvocato di Micheloud - ma è stato un incontro di grande intensità, umanità e semplicità".
Dall'interrogatorio reso dal responsabile della sicurezza del Comune di Crans Montana, Christophe Balet, emerge che il locale dei Moretti non sarebbe stato una priorità nelle ispezioni. Tanto più in una situazione di carenza di personale e di problemi con il cambio di software informatico. Comunque il Constellation non risultava tra i locali con una "non conformità aperta" e non essendo nemmeno una struttura ricettiva non era in cima alla lista dei controlli da fare, indirizzati soprattutto sui camini delle abitazioni private.
Nel 2024 e 2025 "abbiamo ripreso questi controlli periodici - ha detto Balet agli inquirenti - e stabilito delle priorità e questa struttura non era una priorità". La procura di Sion il 26 gennaio, quasi un mese dopo la tragedia, ha acquisito il contenuto dei server di posta elettronica usati dal Comune di Crans-Montana, perché "esiste un grave sospetto che alcuni dipendenti siano responsabili dell'incendio. Tutti i dati devono essere sequestrati per evitare che le prove scompaiano".
In attesa dell'avvio effettivo della cooperazione giudiziaria tra Italia e Svizzera, per ora solo annunciata, con un incontro la prossima settimana tra gli inquirenti italiani e quelli elvetici, i pm di Roma - che indagano per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, e lesioni aggravate - hanno disposto il sequestro dei telefoni di tutte le vittime italiane e dei feriti. Le immagini e le chat di quella notte potrebbero rivelare elementi utili sulla dinamica e sulle responsabilità. "Non risulta, allo stato, che le autorità svizzere lo abbiano disposto", si legge nel decreto firmato dai pm di Roma.

