da Roma
Doveva essere il pomeriggio in cui il manipolo di deputati incursori che hanno aderito a Futuro nazionale mettevano finalmente la maggioranza - e la Lega in particolare - davanti alle sue responsabilità sul sostegno militare dell'Italia all'Ucraina. Ovviamente fieri dell'imboscata parlamentare e sicuri della loro coerenza che, solo ventiquattro ore prima, rinfacciavano al centrodestra di aver ormai perso. Invece, è finita per essere la giornata in cui i tre parlamentari vannacciani hanno miracolosamente riesumato la Prima Repubblica e i suoi riti bizantini, ostici da comprendere già negli anni Ottanta e Novanta, chissà ai giorni nostri. Edoardo Pozzolo (ex Fdi) e i due ex leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello hanno infatti votato "sì" alla fiducia al governo sul decreto legge che proroga per tutto il 2026 l'invio di aiuti e mezzi militari a Kiev, ma - solo qualche ora dopo - hanno poi votato "no" al testo del provvedimento. Insomma, al "Montecitorio o morte" hanno preferito un equilibrismo che gli permette di non autoescludersi dalla maggioranza che sostiene il primo governo di centrodestra eletto negli ultimi 18 anni e allo stesso tempo ribadire la loro contrarietà al decreto che rinnova il sostegno italiano all'Ucraina.
Acrobazia necessaria, ci mancherebbe. Perché è evidente che in questo braccio di ferro per nulla sotterraneo tra il centrodestra e Vannacci nessuno ha interesse a intestarsi rotture. Manca poco più di un anno al voto (che tutti quotano nella primavera 2027) e ancora non è stata depositata la nuova legge elettorale, dettaglio per nulla indifferente rispetto ai futuri equilibri interni al centrodestra. E questo al netto del vicepremier Antonio Tajani che non chiude all'ipotesi che Futuro nazionale possa essere in coalizione con il centrodestra alle prossime elezioni. "Ne parleremo al momento opportuno, ma - dice il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia - su questo la Lega avrà sempre l'ultima parola".
Da una parte, dunque, i vannacciani rivendicano la loro scelta. "Coerente perché non siamo certo all'opposizione e anzi auspichiamo un dialogo con il resto della maggioranza", dice Sasso. Che per ore argomenta le sue ragioni in Transatlantico con i suoi smart glasses della Ray-Ban, gli stessi utilizzati da Maria Rosaria Boccia per le discusse riprese dentro Montecitorio. "Li porta da tempo e ci ha sempre rassicurato che se la luce rossa è spenta non sta registrando", spiega un deputato della Lega, gruppo dove militava Sasso fino alla scorsa settimana.
Al netto di come finirà di qui al prossimo anno la disputa tra il centrodestra e Vannacci, lo scontro - seppure con toni ancora urbani - è già aperto. Il generale dice di valutare alleanze con l'ex leghista Mario Borghezio e con lo youtuber Cicalone e spera di convincere l'ultra-cattolico identitario Mario Adinolfi a "prestargli" il simbolo del Popolo della famiglia per costituire una componente del gruppo misto della Camera che accederebbe a contributi pubblici per circa centomila euro. Il centrodestra non infuoca lo scontro, per evitare di dare a Vannacci pubblica ribalta. Ma le considerazioni sono tutte in una direzione. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, parla di "buffo tentativo di salvare la faccia". "Più che al futurismo di Marinetti - dice - siamo davanti al trasformismo di Giolitti". Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli non si spinge così indietro, ma parla di "soluzione socialdemocratica". Futuro nazionale? "A me pare il Psdi degli anni Ottanta", dice l'esponente di Fdi. "Un colpo al cerchio e uno alla botte", spiega in Transatlantico il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. "Un bizantinismo" che oggi i regolamenti consentono solo alla Camera, perché al Senato il voto è unico e non si può distinguere tra via libera alla fiducia e ok al testo.
Non è un caso che in questa legislatura non sia mai accaduto che un parlamentare abbia votato "sì" alla prima e "no" al secondo.

